Una meta-analisi pubblicata sul Journal of the National Cancer Institute ha rivalutato le stime di rischio oncologico nei pazienti con sindrome di Lynch (LS), evidenziando il ruolo determinante del gene MMR coinvolto, oltre che del sesso e dell’età. L’obiettivo dello studio era ridurre le discrepanze tra le diverse linee guida internazionali, fornendo indicazioni più precise per la stratificazione del rischio e la sorveglianza clinica.
L’analisi, basata su 33 studi (prevalentemente coorti retrospettive familiari), mostra che il gene MMR mutato rappresenta il principale determinante del rischio oncologico. Per il carcinoma colorettale, a 40 anni, i portatori di varianti MSH6 e PMS2 presentano un rischio inferiore al 2%, rispetto a valori superiori al 4% nei soggetti con mutazioni MLH1 e MSH2.
Per il carcinoma dell’endometrio, il rischio cumulativo a 50 anni varia significativamente tra i diversi geni: 8,7% per MSH2, 8,3% per MLH1, 5,2% per MSH6 e 3,0% per PMS2. I dati sul carcinoma ovarico risultano più limitati, ma indicano un rischio a 40 anni compreso tra l’1,2% per MLH1 e lo 0,9% per MSH2.
Gli autori concludono che i risultati supportano strategie di sorveglianza e gestione differenziate in base al gene, tra cui l’inizio della colonscopia a 30–35 anni per i portatori di MSH6 e PMS2, il differimento dell’isterectomia oltre i 50 anni nei portatori di PMS2 e il posticipo dell’ooforectomia oltre i 45 anni nei portatori di varianti patogeniche di MLH1 e MSH2.
Permangono tuttavia limitazioni legate alla scarsità di dati sulle neoplasie meno frequenti, che richiederanno ulteriori studi per una piena definizione del rischio.
Journal of the National Cancer Institute, 118(4), 589–602. https://doi.org/10.1093/jnci/djaf349





