I pazienti con tumore del pancreas presentano un elevato carico di sintomi psicologici e neuropsicologici, con depressione, ansia, distress, fatigue e disturbi del sonno che interessano quote rilevanti della popolazione. Lo indica una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su PLOS One, che ha quantificato la prevalenza di questi sintomi nei pazienti con carcinoma pancreatico.
La revisione ha incluso 31 studi, di cui 28 inseriti nella sintesi quantitativa. Gli autori hanno analizzato la prevalenza di depressione, ansia, distress emotivo, fatigue e disturbi del sonno, utilizzando modelli random-effects e valutando la qualità degli studi con strumenti metodologici standardizzati.
La depressione è risultata presente nel 27% dei pazienti, con IC 95% compreso tra 18% e 39%, sulla base di 19 studi e 78.930 pazienti. L’ansia ha mostrato una prevalenza del 29%, con IC 95% compreso tra 16% e 46%, sulla base di 18 studi e 26.538 pazienti.
Il distress emotivo ha raggiunto una prevalenza ancora più elevata, pari al 43%, con IC 95% compreso tra 25% e 63%, su 6 studi e 2.746 pazienti. La fatigue è risultata presente nel 40% dei pazienti, con IC 95% compreso tra 21% e 63%, sulla base di 7 studi e 11.338 pazienti. I disturbi del sonno hanno mostrato una prevalenza del 31%, con IC 95% compreso tra 6% e 77%, su 3 studi e 10.645 pazienti.
Nel complesso, i dati indicano che almeno un paziente su quattro con tumore del pancreas sperimenta sintomi psicologici o neuropsicologici rilevanti, con prevalenze ancora più alte per distress e fatigue. Questo burden si inserisce in una patologia caratterizzata da prognosi severa, trattamenti complessi e forte impatto sulla qualità di vita.
Gli autori sottolineano la necessità di integrare stabilmente la valutazione psicologica nei percorsi di cura del tumore pancreatico. Screening precoce di depressione, ansia, distress, fatigue e disturbi del sonno, insieme a interventi psicologici e psicosociali mirati, possono contribuire a una presa in carico più completa.
Il dato non indica che tutti i pazienti debbano ricevere automaticamente trattamenti psicofarmacologici, ma che il supporto psicologico e, quando indicato, psichiatrico dovrebbe essere parte della gestione multidisciplinare. Serviranno ulteriori studi per chiarire i fattori alla base dell’eterogeneità osservata e per identificare gli interventi più efficaci nei diversi sottogruppi di pazienti.
Fonte: PLOS One, 2026;21. DOI: 10.1371/journal.pone.0348435.





