La combinazione lenvatinib-pembrolizumab mantiene un beneficio di sopravvivenza a 5 anni rispetto alla chemioterapia nelle pazienti con carcinoma dell’endometrio avanzato, ricorrente o metastatico, già trattate con una precedente chemioterapia a base di platino. È quanto emerge dai risultati a lungo termine dello studio randomizzato di fase 3 Study 309/KEYNOTE-775, pubblicati nel 2026 sul Journal for ImmunoTherapy of Cancer. Il beneficio si mantiene sia in termini di sopravvivenza globale (OS) sia di sopravvivenza libera da progressione (PFS), senza nuovi segnali di sicurezza.
Lo studio ha randomizzato 827 pazienti con malattia misurabile e progressione dopo un precedente regime chemioterapico a base di platino, senza precedente esposizione ad agenti anti-PD-1 o anti-PD-L1. Le pazienti hanno ricevuto lenvatinib 20 mg per via orale una volta al giorno in associazione a pembrolizumab 200 mg per via endovenosa ogni 3 settimane, per un massimo di 35 cicli di pembrolizumab, oppure chemioterapia con doxorubicina o paclitaxel.
Dopo un follow-up mediano complessivo di 68,8 mesi, il tasso di OS a 5 anni nella popolazione complessiva è stato del 19,9% con lenvatinib-pembrolizumab rispetto al 7,7% con la chemioterapia. Il beneficio è stato osservato sia nelle pazienti con tumori con sistema di riparazione dei mismatch proficiente (pMMR), con tassi di OS a 5 anni del 16,7% contro il 7,3%, sia in quelle con deficit del sistema di riparazione dei mismatch (dMMR), con tassi rispettivamente del 36,5% e del 9,8%.
Anche i dati di PFS hanno mostrato un vantaggio persistente nel tempo. I tassi di PFS a 5 anni sono stati del 9,8% con lenvatinib-pembrolizumab rispetto al 3,2% con chemioterapia nella popolazione complessiva, del 6,3% contro il 2,1% nelle pazienti pMMR e del 26,4% contro il 10,8% nelle pazienti dMMR.
Sul piano della sicurezza, nella popolazione complessiva gli eventi avversi correlati al trattamento hanno determinato la sospensione di almeno uno dei trattamenti di studio nel 32,3% delle pazienti trattate con lenvatinib-pembrolizumab rispetto al 5,9% di quelle assegnate alla chemioterapia. Il profilo di sicurezza della combinazione è risultato gestibile e coerente con quello già noto, senza l’emergere di nuovi segnali nel follow-up a lungo termine.
Una successiva terapia antitumorale sistemica è stata ricevuta dal 44,8% delle pazienti nel gruppo lenvatinib-pembrolizumab e dal 51,2% di quelle nel gruppo chemioterapia. Una successiva terapia con lenvatinib-pembrolizumab è stata somministrata rispettivamente al 2,4% e al 10,1% delle pazienti.
Secondo gli autori, i risultati a circa 5 anni sono coerenti con quelli dell’analisi primaria e mostrano un beneficio clinicamente significativo e duraturo della combinazione lenvatinib-pembrolizumab rispetto alla chemioterapia, nonostante il maggiore ricorso a successive terapie antitumorali e il crossover verso lenvatinib-pembrolizumab nel gruppo di controllo. I dati forniscono quindi ulteriore supporto all’impiego della combinazione come standard of care nelle pazienti con carcinoma dell’endometrio avanzato precedentemente trattato.
Fonte: Makker V, Colombo N, Casado A, Santin AD, Colomba E, Miller DS, Fujiwara K, Pignata S, Yonemori K, Kim YM, Baron-Hay S, Ray-Coquard I, Shapira-Frommer R, Kristeleit R, Nishio S, Suzuki S, Guerra Alía EM, Sanli UA, Selle F, Shikama A, Martínez Rodríguez JL, Arik Z, Arican A, Sebastianelli A, Yu Z, McKenzie J, Kruger S, Meng R, Okpara CE, Lorusso D. Lenvatinib plus pembrolizumab in previously treated advanced endometrial cancer: 5-year outcomes from the randomized, phase 3 Study 309/KEYNOTE-775. Journal for ImmunoTherapy of Cancer. 2026;14. doi: 10.1136/jitc-2025-013713.





