Quotidiano Oncologia

Tumore gastrico e della giunzione: l’immunochemioterapia neoadiuvante migliora risposta e sopravvivenza

7 Luglio 2026 > Ilenia Di Martino

L’immunochemioterapia neoadiuvante emerge come una strategia promettente nel trattamento del tumore gastrico e della giunzione gastroesofagea localmente avanzato. Lo indica una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su Critical Reviews in Oncology/Hematology, che ha valutato l’aggiunta di inibitori di PD-1/PD-L1 alla chemioterapia neoadiuvante standard.

Lo studio, condotto da ricercatori cinesi, ha incluso 15 studi comparativi tra immunochemioterapia neoadiuvante e sola chemioterapia neoadiuvante, oltre a dati provenienti da 34 coorti a braccio singolo o dedicate alla valutazione di biomarcatori. Gli endpoint principali erano sopravvivenza globale e sopravvivenza libera da recidiva.

Nel confronto con la sola chemioterapia, l’aggiunta dell’immunoterapia è risultata associata a un miglioramento della sopravvivenza globale, con una riduzione del rischio di morte del 20%: HR 0,80; IC 95%: 0,70-0,92. Anche la sopravvivenza libera da recidiva è risultata favorevole alla combinazione, con HR 0,78; IC 95%: 0,69-0,87.

Il beneficio si riflette anche negli outcome patologici. L’immunochemioterapia neoadiuvante ha aumentato i tassi di risposta patologica completa, risposta patologica maggiore e resezione R0, cioè con margini chirurgici liberi da malattia. Nelle coorti a braccio singolo, circa il 20% dei pazienti ha ottenuto una risposta patologica completa, mentre il 43% ha raggiunto una risposta patologica maggiore.

Sul piano della sicurezza, l’aggiunta degli inibitori di PD-1/PD-L1 non sembra compromettere la fattibilità chirurgica né aumentare in modo rilevante il rischio perioperatorio rispetto alla chemioterapia convenzionale. Questo dato è importante perché, nel setting neoadiuvante, il beneficio oncologico deve sempre essere bilanciato con la possibilità di procedere alla chirurgia in condizioni adeguate.

La meta-analisi suggerisce inoltre che il beneficio dell’immunochemioterapia sia influenzato dal profilo biologico del tumore. I risultati più favorevoli sembrano concentrarsi nei pazienti con espressione di PD-L1, in particolare con CPS =1 o =5, e nei tumori con fenotipo dMMR/MSI-H. Al contrario, il valore predittivo del tumor mutational burden e della positività a EBV appare meno costante.

Nel complesso, i dati supportano il ruolo dell’immunochemioterapia neoadiuvante come strategia ad alto potenziale nel carcinoma gastrico e della giunzione gastroesofagea localmente avanzato. La combinazione migliora la risposta istologica e mostra un segnale favorevole di sopravvivenza, senza penalizzare la sicurezza perioperatoria.

Il dato va però interpretato con prudenza. La nICT si sta imponendo come una delle direzioni più rilevanti del trattamento perioperatorio, ma la sua integrazione come standard generalizzato richiede ancora conferme da studi di fase III maturi, una migliore selezione dei pazienti e una standardizzazione dei biomarcatori. Il messaggio clinico è chiaro: l’immunochemioterapia neoadiuvante non è più solo un’ipotesi sperimentale, ma una strategia concreta da valutare nei pazienti biologicamente più adatti.

Fonte: Critical Reviews in Oncology/Hematology, 2026;220:105166. DOI: 10.1016/j.critrevonc.2026.105166.66