La radioterapia nei tumori ginecologici è associata a effetti avversi persistenti sulla salute sessuale, influenzati da fattori fisici, psicologici, sociali e culturali. Lo indica una revisione sistematica basata su patient-reported outcomes, pubblicata sull’International Journal of Radiation Oncology, Biology, Physics, che ha analizzato l’impatto del trattamento radiante sulla sessualità delle pazienti.
La revisione, condotta da ricercatori statunitensi, ha incluso 26 studi, prevalentemente prospettici, per un totale di 5.646 pazienti. Gli studi riguardavano tumori dell’endometrio, della cervice uterina e neoplasie ginecologiche miste, mentre sono state escluse le indagini sul carcinoma ovarico.
Gli autori hanno considerato studi basati su strumenti PRO validati e con dati basali disponibili, tra cui EORTC QLQ-C30, QLQ-CX24, FSFI, LENT-SOMA e SAQ. Questo ha permesso di valutare in modo più strutturato l’esperienza riferita direttamente dalle pazienti, non solo gli effetti clinici osservati dal medico.
Dalla revisione emerge che la radioterapia può associarsi a secchezza vaginale, dispareunia, riduzione dell’attività sessuale e minore soddisfazione sessuale. L’attività sessuale tende a diminuire dopo il trattamento, con un possibile miglioramento progressivo nel tempo e successiva stabilizzazione.
La salute sessuale dopo radioterapia non dipende però solo dagli effetti fisici del trattamento. Ansia, immagine corporea, relazione di coppia, cultura, comunicazione con i professionisti sanitari e disponibilità di supporto dedicato possono influenzare in modo rilevante il vissuto delle pazienti.
Tra gli interventi di supporto, l’uso regolare del dilatatore vaginale può contribuire a preservare la lunghezza del canale vaginale e alcuni aspetti della funzionalità sessuale, pur senza benefici chiari sull’elasticità tissutale. Tuttavia, l’aderenza è spesso bassa e l’efficacia complessiva dei programmi di supporto resta condizionata da benefici clinici modesti e da difficoltà pratiche nell’uso continuativo.
Nel complesso, la revisione sottolinea la necessità di integrare stabilmente la salute sessuale nei programmi di survivorship per le pazienti con tumori ginecologici. Counseling precoce, riabilitazione pelvica, supporto psicosociale e comunicazione esplicita sui possibili effetti della radioterapia dovrebbero diventare parte del percorso di cura, non un tema lasciato alla richiesta spontanea della paziente.
Gli autori indicano inoltre la necessità di studi longitudinali più eterogenei, con strumenti PRO uniformi e standardizzati, per valutare meglio gli effetti a lungo termine sulla qualità della vita sessuale. Il messaggio pratico è chiaro: dopo radioterapia ginecologica, la salute sessuale va monitorata, discussa e trattata come una componente reale della qualità di vita.
Fonte: International Journal of Radiation Oncology, Biology, Physics, 2026;125:426-443. DOI: 10.1016/j.ijrobp.2026.02.212.





