L’incremento della dose radioterapica guidato dalla FDG-PET non ha migliorato significativamente il controllo locoregionale, la sopravvivenza libera da malattia o la sopravvivenza globale rispetto alla chemioradioterapia standard nei pazienti con carcinomi laringei, ipofaringei e orofaringei ad alto rischio. È quanto emerge dallo studio randomizzato di fase II INTELHOPE, pubblicato nel 2026 su Radiotherapy and Oncology.
Lo studio ha incluso 102 pazienti trattati tra il 2016 e il 2021: 42 con tumori laringei o ipofaringei e 60 con carcinoma orofaringeo. L’età mediana era di 59 anni; il 72,5% presentava tumori primitivi T3-T4 e il 58,8% una malattia linfonodale N2-N3. I pazienti sono stati randomizzati in due gruppi di 51 soggetti ciascuno.
Nel braccio sperimentale, la dose radioterapica è stata aumentata a 73,5 Gy in 30 frazioni sul volume tumorale biologico identificato mediante FDG-PET, definito utilizzando una soglia pari al 40% del SUV massimo e un margine isotropico di 5 mm. Nel braccio standard sono stati somministrati 66 Gy in 30 frazioni sul volume clinico ad alto rischio. Entrambi i gruppi erano programmati per ricevere cisplatino concomitante alla dose di 40 mg/m² alla settimana e hanno completato una mediana di 5 cicli.
Dopo un follow-up mediano di 40 mesi, il controllo locoregionale a 2 anni è risultato complessivamente dell’85,4%, senza differenze statisticamente significative tra il trattamento standard e quello con dose aumentata: 88,6% contro 82,2% (p = 0,57).
Anche la sopravvivenza libera da malattia (DFS) a 2 anni non ha mostrato differenze significative: 64,7% nel braccio standard e 54,8% in quello sottoposto a escalation, per un tasso complessivo del 59,7% (p = 0,65).
Analogo risultato per la sopravvivenza globale (OS) a 2 anni, pari al 68,2% con il trattamento standard e al 66,6% con la dose aumentata, con un valore complessivo del 67,3% (p = 0,99).
Sul piano della sicurezza, l’escalation di dose si è dimostrata tecnicamente fattibile. È stato registrato un solo evento avverso di grado 4 nell’intera coorte, consentendo allo studio di completare l’arruolamento previsto. Le tossicità acute di grado 3 non hanno mostrato differenze significative tra i gruppi: la mucosite si è verificata nel 35,3% dei pazienti in entrambi i bracci e sono risultati simili anche i tassi di dermatite, disfagia e necessità di nutrizione enterale mediante sondino.
Nel complesso, lo studio mostra che una moderata escalation della dose radioterapica guidata dalla FDG-PET è tecnicamente realizzabile, ma non ha prodotto miglioramenti significativi del controllo locoregionale, della DFS o della OS rispetto alla chemioradioterapia standard nella popolazione studiata.
Gli autori sottolineano tuttavia che lo studio era stato progettato principalmente per valutare la sicurezza dell’escalation di dose e non disponeva della potenza statistica necessaria per dimostrare in modo definitivo differenze negli endpoint di controllo della malattia e sopravvivenza. I risultati indicano quindi l’assenza di un beneficio clinico significativo nell’ambito di questo trial, senza consentire di escludere definitivamente eventuali differenze di efficacia.
Fonte: Radiotherapy and Oncology. 2026;222:111698. doi: 10.1016/j.radonc.2026.111698.





