Nivolumab a dose ultra-bassa prolunga la sopravvivenza globale rispetto alla chemioterapia standard nei pazienti con tumori solidi avanzati, recidivati o refrattari, già trattati con almeno una linea sistemica. Lo indicano i risultati dello studio randomizzato di fase III DELII, pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.
Il razionale dello studio nasce dall’osservazione che gli inibitori dei checkpoint immunitari possono mantenere un’adeguata attività biologica anche a dosaggi inferiori rispetto a quelli comunemente utilizzati. DELII ha quindi valutato se nivolumab 20 mg ogni 2 settimane potesse offrire un beneficio clinico rispetto alla chemioterapia standard in un contesto di malattia avanzata e pretrattata.
Il trial ha arruolato 500 pazienti con tumori solidi avanzati, performance status ECOG 0-1 e progressione dopo almeno una precedente linea di terapia sistemica. Le neoplasie più rappresentate erano i tumori testa-collo, pari al 52%, e il carcinoma polmonare, pari al 36%. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere nivolumab a dose ultra-bassa oppure chemioterapia standard con docetaxel o paclitaxel, secondo il tipo di tumore.
L’endpoint primario era la sopravvivenza globale. La OS mediana è risultata significativamente più lunga nel braccio nivolumab: 5,88 mesi contro 4,70 mesi con chemioterapia, con HR 0,80; IC 95%: 0,66-0,97; P=0,022. Anche la sopravvivenza a un anno è risultata superiore nel braccio sperimentale: 27,3% contro 16,9%.
La sopravvivenza libera da progressione non ha invece mostrato differenze tra i due gruppi. La PFS mediana è stata di 2,04 mesi con nivolumab a dose ultra-bassa e 2,09 mesi con chemioterapia, con HR 1,03 e P=0,77. Questo dato suggerisce che il vantaggio di nivolumab si rifletta soprattutto sulla sopravvivenza globale, non sul controllo radiologico precoce della malattia.
Il profilo di sicurezza è risultato più favorevole con nivolumab. Gli eventi avversi correlati al trattamento di grado =3 sono stati meno frequenti nel braccio sperimentale rispetto alla chemioterapia: 42,5% contro 60,8%, con P<0,001. Il miglior profilo di tollerabilità si è accompagnato anche a una migliore qualità di vita riportata dai pazienti.
Nel complesso, DELII dimostra che nivolumab a dose ultra-bassa può migliorare la sopravvivenza globale rispetto alla chemioterapia in pazienti con tumori solidi avanzati pretrattati, con minore tossicità severa e migliore qualità di vita. Il dato è particolarmente rilevante perché apre una riflessione concreta sull’ottimizzazione delle dosi degli immunoterapici.
La conclusione non è che tutti gli ICI debbano essere automaticamente somministrati a dosi ultra-basse, ma che le strategie posologiche meritano una rivalutazione formale, soprattutto nei contesti in cui costo, accessibilità e sostenibilità limitano l’uso dell’immunoterapia. Saranno necessari ulteriori studi per confermare la generalizzabilità del dato, definire i tumori più sensibili a questo approccio e chiarire il miglior equilibrio tra dose, efficacia, sicurezza e accesso globale.
Fonte: Journal of Clinical Oncology, 2026;44:1083-1097. DOI: 10.1200/JCO-25-01546.JCO-25-01546





