L’impiego degli anticorpi bispecifici nei tumori solidi può determinare alterazioni immunitarie transitorie o persistenti, con possibile riduzione dell’efficacia vaccinale e aumento della vulnerabilità alle complicanze infettive. Per questo motivo, un panel multidisciplinare dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) sottolinea l’importanza di ottimizzare lo stato vaccinale prima dell’avvio della terapia con BsAb, quando la risposta immunitaria è verosimilmente più efficace. È quanto emerge da una revisione narrativa pubblicata nel 2026 su Critical Reviews in Oncology/Hematology, con l’obiettivo di fornire indicazioni cliniche sulla profilassi vaccinale nei pazienti con tumori solidi trattati con anticorpi bispecifici.
Dall’analisi dei meccanismi immunologici, dei dati clinici disponibili e dell’esperienza maturata in altri ambiti dell’immunoterapia, gli autori evidenziano come i BsAb possano indurre iperattivazione dei linfociti T, ridistribuzione linfocitaria, esaurimento funzionale, disregolazione immunitaria mediata dalle citochine e, in alcuni contesti, compromissione dei linfociti B. Questo insieme di effetti può ridurre la risposta umorale e cellulare indotta dai vaccini e aumentare il rischio di infezioni.
Per mitigare il rischio infettivo senza compromettere la continuità dei trattamenti oncologici, il documento richiama alcune indicazioni operative per la pratica clinica.
I vaccini non vivi, inclusi quelli contro influenza, pneumococco, SARS-CoV-2, epatite B e il vaccino ricombinante contro l’herpes zoster, possono essere somministrati prima dell’inizio della terapia o, quando necessario, anche durante il trattamento.
I vaccini vivi attenuati devono invece essere evitati durante la fase di trattamento attivo.
Il calendario vaccinale nei pazienti in terapia con BsAb deve essere individualizzato, tenendo conto dello schema di somministrazione del farmaco, delle condizioni cliniche del paziente e del recupero immunitario.
Poiché le indicazioni attuali si basano ancora in larga misura su evidenze indirette, soprattutto provenienti dalle neoplasie ematologiche e da altre terapie che agiscono sui linfociti T, gli autori sottolineano la necessità di studi prospettici dedicati ai pazienti con tumori solidi trattati con BsAb. L’obiettivo è validare strategie vaccinali mirate, ridurre la morbilità prevenibile e ottimizzare la gestione clinica di questi pazienti.
Critical Reviews in Oncology/Hematology, 221, 105253. https://doi.org/10.1016/j.critrevonc.2026.105253





