Quotidiano Oncologia

Carcinoma gastrico: HER2 può differire tra tumore primario e metastasi

22 Ottobre 2026 > Ilenia Di Martino

Lo stato di HER2 nel carcinoma gastrico può differire tra tumore primario e localizzazioni metastatiche, con possibili implicazioni per la selezione dei pazienti candidabili alle terapie a bersaglio molecolare. È quanto emerge da una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2026 su Clinical & Translational Oncology, che ha evidenziato una maggiore frequenza di positività del biomarcatore nelle lesioni metastatiche rispetto ai tumori di origine.

Il lavoro ha incluso 20 studi, per un totale di 3.515 pazienti e 3.537 campioni tumorali, valutando la concordanza dello stato di HER2 tra carcinoma gastrico primario e corrispondenti metastasi.

L’analisi ha rilevato una prevalenza aggregata di HER2-positività pari al 13% nei tumori primari (IC 95%: 12-15%) e al 18% nelle lesioni metastatiche (IC 95%: 16-20%). Le due stime, ottenute da analisi con numerosità differenti, indicano una diversa distribuzione della positività del biomarcatore, senza tuttavia quantificare direttamente la conversione dello stato di HER2 nei singoli pazienti.

La frequenza di positività è risultata variabile anche in relazione alla sede metastatica. Le percentuali più elevate sono state osservate nelle metastasi polmonari (38%) ed epatiche (31%), seguite da quelle linfonodali (19%) e peritoneali (7%). I dati relativi alle localizzazioni polmonari ed epatiche derivano tuttavia ciascuno da un singolo studio e richiedono quindi particolare cautela interpretativa.

Complessivamente, l’82% delle lesioni metastatiche è risultato HER2-negativo (IC 95%: 80-84%), con percentuali del 93% nel peritoneo, dell’81% nei linfonodi, del 69% nel fegato e del 62% nel polmone.

Secondo gli autori, la discordanza osservata potrebbe riflettere l’eterogeneità intratumorale e la selezione di cloni cellulari con differenti caratteristiche molecolari durante la progressione della malattia. La valutazione del solo tumore primario potrebbe pertanto non identificare tutti i pazienti con metastasi HER2-positive, potenzialmente candidabili a trattamenti mirati.

I risultati devono tuttavia essere interpretati considerando l’elevata eterogeneità tra gli studi e la presenza di possibili bias di pubblicazione. Inoltre, l’assenza di dati sulla risposta alle terapie anti-HER2 non consente di stabilire se la rivalutazione del biomarcatore nelle sedi metastatiche determini un effettivo miglioramento degli esiti clinici.

Nel complesso, la meta-analisi supporta l’opportunità di rivalutare lo stato di HER2 nelle lesioni metastatiche quando clinicamente fattibile, soprattutto nei casi in cui il risultato possa modificare le opzioni terapeutiche. Gli autori sottolineano la necessità di ulteriori studi prospettici per chiarire il significato clinico della discordanza e definire il contributo della ri-tipizzazione alla personalizzazione dei trattamenti.

Clinical & Translational Oncology, 28(10), 4738–4748. https://doi.org/10.1007/s12094-026-04359-9