Quotidiano Oncologia

BNET, tumori neuroendocrini mammari: fenotipo luminale e caratteristiche prognostiche favorevoli

8 Settembre 2026 > Ilenia Di Martino

I tumori neuroendocrini primitivi della mammella (BNET) rappresentano un sottogruppo biologicamente distinto dei tumori mammari, caratterizzato da un fenotipo di tipo luminale e da caratteristiche prognostiche potenzialmente favorevoli. È quanto emerge da una revisione sistematica pubblicata nel 2026 su Critical Reviews in Oncology/Hematology, la prima a esaminare in modo sistematico i BNET sulla base dei criteri diagnostici della classificazione OMS 2019, che richiedono una morfologia neuroendocrina in oltre il 90% delle cellule tumorali. La revisione ha incluso 8 studi per un totale di 203 pazienti.

Secondo i dati raccolti, i BNET interessano prevalentemente donne in post-menopausa e si presentano generalmente in stadio precoce. Il profilo recettoriale è risultato prevalentemente luminale: la positività per il recettore degli estrogeni variava dal 75,8% al 100% dei casi, mentre la sovraespressione di HER2 era rara. La maggior parte delle neoplasie era di grado 2, con indici di proliferazione Ki-67 bassi o moderati.

I dati disponibili sulla sopravvivenza erano tuttavia limitati a un solo studio, che ha riportato una sopravvivenza libera da malattia (DFS) del 98,6% a 1 anno e del 91,1% a 5 anni. Questi risultati suggeriscono caratteristiche prognostiche favorevoli, ma la scarsità dei dati di follow-up non consente di formulare conclusioni definitive sulla prognosi a lungo termine dei BNET.

Sul piano molecolare, gli studi inclusi suggeriscono un profilo genomico distinto rispetto al carcinoma mammario invasivo di tipo non speciale (IBC-NST), caratterizzato da una minore frequenza di mutazioni di TP53 e PIK3CA e da una maggiore frequenza di alterazioni di KMT2C e FOXA1. Questi risultati supportano l’ipotesi di differenze biologiche tra i BNET e l’IBC-NST, pur richiedendo ulteriori conferme.

Un ulteriore dato riguarda il recettore della somatostatina di tipo 2A (SSTR2A), la cui espressione è stata osservata fino al 71% dei casi in studi precedenti, suggerendo un potenziale interesse per la terapia con analoghi della somatostatina. Gli autori sottolineano tuttavia che questi dati derivano da tumori che non soddisfacevano gli attuali criteri diagnostici, e non possono quindi essere direttamente generalizzati ai BNET definiti secondo la classificazione OMS 2019.

Nel complesso, la revisione indica che i BNET presentano un profilo clinico-patologico relativamente coerente, un fenotipo di tipo luminale e caratteristiche biologiche che possono distinguerli dagli altri carcinomi mammari, pur mantenendo una significativa sovrapposizione con i tumori mammari luminali convenzionali. Le evidenze disponibili sulla prognosi e sul trattamento ottimale restano però limitate. Gli autori sottolineano quindi la necessità di studi prospettici, multicentrici e su casistiche più ampie per definire meglio la storia naturale della malattia, validare i risultati molecolari e individuare strategie di gestione clinica basate su evidenze più solide.

Fonte: Critical Reviews in Oncology/Hematology. 2026;222:105264. doi: 10.1016/j.critrevonc.2026.105264.