Quotidiano Oncologia

Endometriosi e carcinoma ovarico: distinguere il rischio relativo da quello assoluto

22 Settembre 2026 > Ilenia Di Martino

Una revisione sistematica pubblicata su Gynecologic Oncology, affiancata da una sintesi narrativa multidisciplinare elaborata da un panel di esperti, ha analizzato il legame tra endometriosi e carcinoma ovarico, con particolare attenzione alla stratificazione del rischio e al counseling delle pazienti.

I dati epidemiologici mostrano che le donne con endometriosi presentano un aumento modesto ma statisticamente significativo del rischio di sviluppare un carcinoma ovarico rispetto alla popolazione generale, soprattutto per i sottotipi istologici endometrioide e a cellule chiare. Negli studi di coorte, i rischi relativi riportati variano da 1,3 a 4,2, con le stime più elevate osservate nelle donne con endometriomi ovarici o endometriosi infiltrante profonda.

Le analisi molecolari hanno inoltre evidenziato alterazioni condivise tra endometriosi e neoplasie ovariche associate alla malattia, comprese mutazioni nei geni ARID1A, PIK3CA e PTEN, oltre ad alterazioni epigenetiche e alla disregolazione delle vie dell’infiammazione e della segnalazione estrogeno-dipendente. Secondo gli autori, questi elementi supportano l’esistenza di un continuum biologico tra le lesioni endometriosiche e la trasformazione maligna.

L’aumento del rischio relativo deve tuttavia essere interpretato alla luce del rischio assoluto. Nelle donne con endometriosi, il rischio di sviluppare un carcinoma ovarico nell’arco della vita rimane infatti basso, generalmente inferiore al 2-5%.

Per questo motivo, le evidenze attualmente disponibili non giustificano una sorveglianza oncologica routinaria né una chirurgia profilattica sulla base della sola diagnosi di endometriosi.

Gli autori sottolineano quindi l’importanza di distinguere chiaramente tra rischio relativo e rischio assoluto nel counseling delle pazienti, per evitare ansia non necessaria, sorveglianza eccessiva e sovratrattamento. È invece indicata una valutazione individualizzata del rischio. Ulteriori studi prospettici che integrino dati epidemiologici e molecolari saranno necessari per affinare le strategie di stratificazione e guidare decisioni cliniche basate su evidenze più solide.

Fonte: Gynecologic Oncology. 2026;209:88-98.
doi: 10.1016/j.ygyno.2026.05.004