Colesterolo & coronaropatie
Il farmaco sperimentale noto come nabetalone non si è dimostrato in grado di ridurre il rischio di eventi cardiovascolari maggiori nello studio BETonMACE, che ha preso in considerazione 2.400 pazienti con coronaropatie acute, diabete di tipo 2 e basso colesterolo
La steatosi epatica non alcolica non è associata ad alcun incremento del rischio di infarto miocardico o ictus, come emerge da uno studio che ha coinvolto quasi 18 milioni di soggetti europei. Questa associazione dunque non può essere considerata automatica, ma
La presenza di placche arteriosclerotiche a livello delle arterie coronarie è significativamente associata ad un incremento dei volumi di iperintensità della materia bianca cerebrale, specificamente nella regione sopraventricolare. Ciò accade anche nei soggetti sani che sono a rischio di coronaropatie ma
Nei pazienti coronaropatici la mortalità cardiovascolare ed altri eventi acuti hanno dimostrato una chiara correlazione con fattori di rischio e biomarcatori che comprendono l’attivazione piastrinica. E’ stato condotto uno studio per raccogliere evidenze sulla scarsa risposta al clopidogrel e sulla sua
La ESC ha recentemente pubblicato nuove linee guida su diagnosi e gestione delle coronaropatie croniche. L’edizione del 2019 ha identificato 6 comuni scenari clinici di coronaropatia cronica identificati dalle diverse fasi evolutive della patologia coronarica, escludendo le situazioni in cui
L’uso di soglie sesso-specifiche per l’hs-cTn1 nei pazienti con sospette sindromi coronariche ha portato all’identificazione di un numero di donne con danni al miocardico 5 volte superiore rispetto a quello degli uomini, ma non ha portato a miglioramenti degli esiti
Le donne con steatosi epatica non alcolica perdono la protezione cardiovascolare conferita dal sesso femminile e pertanto, il loro rischio di eventi cardiovascolari è sottostimato. Lo afferma Alina Allen della Mayo Clinic di Rochester, autrice di uno studio condotto sui
Secondo lo studio EVOLVE Short DAPT, condotto su quasi 2.000 pazienti, la durata e l’intensità della terapia antipiastrinica somministrata dopo il posizionamento di uno stent su pazienti ad elevato rischio emorragico possono essere ridotte, il che conferma quanto emerso da
Una nuova analisi ha dimostrato i benefici della rivascolarizzazione completa, compresi quelli sulle lesioni non coinvolte, nei pazienti con STEMI per quanto riguarda esiti sensibili come mortalità per cause cardiovascolari o infarto miocardico, e questi benefici emergono eminentemente a lungo