Neuroscienze & patologie neurodegenerative
La ricerca di proteine neurofilamentose a catena leggera (Nfl) nel sangue periferico potrebbe aiutare a distinguere il morbo di Parkinson dai disturbi parkinsoniani atipici APD). Secondo uno studio su più di 500 soggetti, questo marcatore risulta elevato in tutti gli
Prendere parte ad attività comuni e mentalmente stimolanti in età avanzata potrebbe ridurre il rischio di lievi deficit cognitivi. Questo dato si basa sull’osservazione di un campione di quasi 2.000 soggetti di età media pari a 77 anni, in cui
"Una delle novità, se così possiamo dire, nella terapia della sclerosi multipla che oggi si presenta in modo più rilevante che in passato ed è per questo una novità, deriva dal disporre di nuovi trattamenti molto potenti in grado di
Dopo cinque anni, la terapia precoce, ritarderebbe il tempo di conversione a sclerosi multipla clinicamente definita e ridurrebbe l'attività alla risonanza magnetica. La somministrazione precoce di interferone β-1a per via sottocutanea (SC) sarebbe più efficace nel ridurre il rischio di conversione
I pazienti con cefalea cronica che prendono parte ad un programma ambulatoriale interdisciplinare vanno incontro ad una riduzione significativa nella gravità delle cefalee, della disabilità funzionale e dello stress psicologico. Lo ha dimostrato un recente studio che ha portato a
Elevate dosi di integratori di DHA possono aiutare a prevenire la progressione verso la demenza nei pazienti portatori dell’allele APOE4. Lo suggerisce una recente revisione della letteratura, che auspicabilmente rinnoverà l’interesse nel finanziamento delle ricerche sul DHA nei portatori di
Colpire di testa un pallone da calcio, un punto focale di quello che è presumibilmente il gioco più popolare del mondo, potrebbe rappresentare qualcosa di più rispetto ad un evento subconcussivo minore. Un recente studio dimostra che sia colpire la
(Reuters Health) – Gli anziani che si impegnano in attività che stimolano la mente presentano un minor rischio di sviluppare deterioramento cognitivo lieve rispetto ai loro coetanei che non mettono "alla prova" il loro cervello. Per gli adulti dai 70
Un recente studio ha suggerito che i livelli cerebrali di ferro possano predire la progressione della malattia nei soggetti con morbo di Alzheimer portatori dell’allele a rischio APOE epsilon-4. Secondo Ashley Bush dell’Università di Melbourne, autrice dello studio, il ferro