Oncoematologia
Nei pazienti con mieloma multiplo, la misurazione del tasso FLC (serum-free light chain) risulta utile per il monitoraggio della malattia anche nei pazienti che ottengono soltanto una risposta parziale alla terapia. La normalizzazione del tasso FLC in assenza di cellule
Nel trattamento del mieloma multiplo recidivante, un nuovo regime terapeutico basato sul carfilzomib ha dimostrato una significativa superiorità rispetto al trattamento standard incentrato su bortezomib e desametasone. Nel più recente studio di fase 3, chiamato ENDEAVOR, il carfilzomib combinato con il desametasone
Il farmaco sperimentale noto come inotuzumab ozogamicina (INO) migliora significativamente i tassi di remissione completa nei pazienti con leucemia linfoblastica acuta refrattaria o recidivante rispetto alla chemioterapia intensiva standard. Questo dato, basato sull’esito primario di uno studio clinico di fase
La rivoluzionaria combinazione non chemioterapica di triossido di arsenico ed acido trans-retinoico (ATO/ATRA) risulta efficace nel trattamento della leucemia promielocitica acuta (APL) ad alto rischio, con meno tossicità e costi significativamente inferiori rispetto alla combinazione chemioterapia-ATRA. Lo afferma Alan Burnett
L’allattamento al seno per almeno 6 mesi è stato associato ad una riduzione del rischio di leucemie infantili rispetto a quello per periodi meno prolungati o al mancato allattamento al seno. Le leucemie rappresentano il 30% di tutti i tumori pediatrici,
Un nuovo agente sperimentale ha prodotto risposte senza precedenti se impiegato come monoterapia nei pazienti pesantemente trattati per mieloma multiplo. Si tratta di un innovativo anticorpo anti-CD38 noto come daratumumab che, secondo Saad Zafar Usmani del Levine Cancer Institute/Carolinas Healthcare
L’uso del cardioprotettore dexrazoxano (DRZ) non è connesso a mortalità tardiva, mortalità correlata al tumore o recidive a seguito dell’impiego di antracicline nei sopravvissuti a tumori ematici pediatrici. Lo ha accertato uno studio su più di 1.000 pazienti del Children’s
Il nuovo anticorpo anti-CD20 noto come obinutuzumab ha prodotto risultati descritti come “rimarchevoli” nei pazienti con linfomi non-Hodgkin che risultano refrattari al più vecchio anti-CDA20 rituxumab. Nell’ambito dello studio GADOLIN di fase 3, condotto su 483 pazienti, l’obinutuzumab è stato
Reuters Health) - Le donne trattate per il linfoma di Hodgkin durante l’infanzia e l'adolescenza hanno le stesse probabilità di dare alla luce un bambino sano delle loro coetanee che non hanno avuto il tumore. A suggerirlo è una ricerca
(Reuters Health) – Cellule T di un donatore, ingegnerizzate con un gene “suicida”, permettono di controllare gli effetti indesiderati della terapia con cellule T, dopo un trapianto di cellule staminali ematopoietiche aploidentiche (aplo-HSCT). Questa è la conclusione a cui è