Quotidiano Oncologia

ESCC avanzato: beneficio dell’immunoterapia in prima linea simile tra uomini e donne

7 Settembre 2026 > Ilenia Di Martino

L’aggiunta dell’immunoterapia alla chemioterapia di prima linea riduce il rischio di morte e di progressione nel carcinoma squamoso esofageo (ESCC) avanzato, con un beneficio di entità simile negli uomini e nelle donne. È quanto emerge da una meta-analisi pubblicata nel 2026 su Frontiers in Immunology, che ha incluso 9 trial randomizzati di fase 3 nei quali l’immunoterapia associata alla chemioterapia è stata confrontata con la sola chemioterapia in prima linea.

Complessivamente, gli studi hanno incluso 5.364 pazienti: 4.591 uomini (85,6%) e 773 donne (14,4%). Nella popolazione complessiva, l’immunoterapia più chemioterapia si è associata a una riduzione del rischio di morte del 30% negli uomini (HR 0,70; IC 95% 0,65-0,75) e del 29% nelle donne (HR 0,71; IC 95% 0,58-0,87). Il beneficio si è osservato anche per la sopravvivenza libera da progressione (PFS), valutata in 7 dei 9 trial, con HR 0,59 (IC 95% 0,54-0,63) negli uomini e 0,58 (IC 95% 0,46-0,74) nelle donne.

Il test di interazione non ha evidenziato differenze statisticamente significative tra i sessi nell’entità del beneficio, né per la sopravvivenza globale (OS; rapporto tra HR 0,99; IC 95% 0,79-1,24; p = 0,94) né per la PFS (rapporto tra HR 1,01; IC 95% 0,78-1,30; p = 0,95).

Nel sottogruppo di pazienti PD-L1-positivi, analizzato per la sopravvivenza globale sulla base di due studi, il beneficio dell’immunoterapia più chemioterapia è risultato significativo sia negli uomini (HR 0,66; IC 95% 0,55-0,80) sia nelle donne (HR 0,48; IC 95% 0,30-0,78). Sebbene l’HR fosse numericamente più basso nelle donne, anche in questo sottogruppo non è emersa una differenza statisticamente significativa tra i sessi nell’entità del beneficio in OS (rapporto tra HR 1,37; IC 95% 0,81-2,31; p = 0,24). Per il sottogruppo PD-L1-positivo non erano disponibili dati sufficienti per un’analisi analoga della PFS.

Nel complesso, i risultati indicano quindi che uomini e donne con ESCC avanzato possono ottenere un beneficio di sopravvivenza di entità simile dall’immunoterapia associata alla chemioterapia in prima linea. Gli autori non hanno trovato evidenze a sostegno dell’utilizzo del sesso del paziente come fattore discriminante nella decisione di offrire questo trattamento.

Tra i limiti della meta-analisi, gli autori sottolineano la marcata sottorappresentazione delle donne, che costituivano il 14,4% della popolazione complessiva, e l’utilizzo di dati aggregati di sottogruppo anziché di dati individuali dei pazienti. Saranno pertanto utili ulteriori valutazioni prospettiche e analisi stratificate per sesso per confermare la generalizzabilità dei risultati.

Fonte: Frontiers in Immunology. 2026;17:1784688. doi: 10.3389/fimmu.2026.1784688.