I pazienti oncologici presentano un rischio aumentato di herpes zoster rispetto alla popolazione generale, con un incremento particolarmente marcato nelle neoplasie ematologiche. Lo indica una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su Anti-Cancer Agents in Medicinal Chemistry, che ha valutato le caratteristiche cliniche e i fattori prognostici associati allo sviluppo di herpes zoster nei pazienti con tumore.
Il razionale è legato all’immunosoppressione indotta sia dalla neoplasia sia dai trattamenti oncologici. Chemioterapia, radioterapia, farmaci immunosoppressori e trapianto di cellule staminali emopoietiche possono ridurre la sorveglianza immunitaria cellulare, facilitando la riattivazione del virus varicella-zoster.
La meta-analisi ha incluso 13 studi. Nel complesso, i pazienti oncologici hanno mostrato un rischio relativo aumentato di herpes zoster rispetto alla popolazione generale, con RR 1,82 (IC 95%: 1,29-2,57).
Il dato più marcato riguarda le neoplasie ematologiche. In questo sottogruppo, il rischio di sviluppare herpes zoster è risultato più che triplicato, con RR 3,43 (IC 95%: 1,33-8,86). Il risultato è coerente con la maggiore compromissione immunitaria che caratterizza molte patologie ematologiche e con l’impatto di trattamenti come chemioterapia intensiva, anticorpi monoclonali, terapie cellulari e trapianto.
Nei tumori solidi, l’associazione è risultata comunque significativa, ma di entità inferiore, con RR 1,63 (IC 95%: 1,08-2,46). Questo suggerisce che il rischio di herpes zoster non sia limitato all’ematologia, ma riguardi più ampiamente la popolazione oncologica, con intensità diversa in base al tipo di tumore e al trattamento ricevuto.
Anche l’esposizione ai trattamenti oncologici, analizzati complessivamente, è risultata associata a una maggiore vulnerabilità a herpes zoster. Radioterapia, chemioterapia, farmaci immunosoppressori e trapianto di cellule staminali emopoietiche hanno mostrato un RR aggregato di 1,78 (IC 95%: 1,59-2,00).
Il dato ha implicazioni cliniche rilevanti. Nei pazienti oncologici, soprattutto con neoplasie ematologiche o candidati a trattamenti fortemente immunosoppressivi, il rischio di herpes zoster dovrebbe essere valutato in modo proattivo. La prevenzione può includere sorveglianza clinica, riconoscimento precoce dei sintomi, gestione tempestiva della riattivazione virale e, quando appropriato, valutazione della vaccinazione anti-zoster secondo indicazioni, timing e stato immunologico del paziente.
La conclusione deve però restare prudente. Gli studi inclusi sono eterogenei per popolazione, tipo di tumore, trattamenti, definizione degli outcome e durata del follow-up. Inoltre, il numero di studi disponibili resta limitato, soprattutto per le analisi di sottogruppo.
Nel complesso, la meta-analisi conferma che i pazienti oncologici hanno un rischio aumentato di herpes zoster, con un segnale particolarmente forte nelle neoplasie ematologiche e nei pazienti esposti a terapie immunosoppressive o trapianto. Serviranno ulteriori studi primari per consolidare le stime, distinguere meglio i rischi per singola patologia e trattamento, e definire strategie preventive mirate nei sottogruppi più vulnerabili.
Fonte: Anti-Cancer Agents in Medicinal Chemistry, 2026;26:45-60. DOI: 10.2174/0118715206350399250324183333.





