Rene & patologie urogenitali
I pazienti con deficit renali in condizioni critiche per il CoVid-19 vanno incontro ad esiti peggiori rispetto a quelli con funzionalità renale intatta, come dimostrato da uno studio condotto su 372 pazienti da Sanooj Soni dell’Imperial College London, secondo cui
La creazione e l’uso con successo delle fistole arterovenose (AVF) per l’accesso vascolare della dialisi variano in modo considerevole fra le diverse nazioni, nonostante il fatto che le linee guida nazionali raccomandino uniformemente le AVF come accesso di prima scelta. Come
Alcuni nuovi biomarcatori possono essere impiegati in combinazione con le informazioni cliniche per migliorare la prevenzione e la gestione delle nefropatie acute, come indicato da un documento consensuale edito dall’ADOI. Sono stati già effettuati significativi progressi nel campo dei biomarcatori per
Alcuni indicatori di processi ed esiti possono aiutare a valutare l’efficienza con la quale i centri trapianti valutano i donatori viventi di rene. Come affermato da Steven Habbous della Western University di London (Ontario), autore della ricerca che ha identificato
I livelli all’atto del ricovero di una proteina specifica predicono lo sviluppo di nefropatie acute e la necessità della dialisi nei pazienti ricoverati in ospedale per CoVid-19. Questa proteina, denominata suPAR, viene prodotta dalle cellule immuni, ed in uno studio
I pazienti con maggiore perdita di sangue intraoperatoria e quelli trattati nei centri a minori volumi chirurgici vanno incontro ad un maggior rischio di complicazioni di grado elevato a seguito di una nefrectomia citoriduttiva (CN) per carcinomi nefrocellulari metastatici. Lo dimostra
L’incidenza delle nefropatie acute nei pazienti ricoverati per CoVid-19 in Cina era significativamente inferiore rispetto a quanto accaduto in pazienti simili negli USA, come emerso da uno studio retrospettivo condotto su 1.392 pazienti, ma la mortalità fra i pazienti che
La TAVR sembra stabilizzare o migliorare la funzionalità renale nella maggior parte dei pazienti con stenosi aortica grave e nefropatie croniche, come emerge da nuovi dati derivanti dagli studi PARTNER. Negli studi in questione infatti meno dell’1% dei pazienti allo stadio
Il ligante dei fosfati non calcico noto come carbonato di lantanio non ha assolutamente alcun effetto su qualunque marcatore intermedio di rischio cardiovascolare o del metabolismo minerale ed osseo nei pazienti con nefropatie croniche non in dialisi. Lo dimostra lo studio