Tumore al seno
Riuscire a prevedere l’evoluzione di uno dei tumore del seno più diffusi. A tanto arriva la scoperta realizzata da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell’Istituto Europeo di Oncologia. Grazie all’analisi dei meccanismi molecolari che generano le
L’uso del testosterone per via transdermica nel trattamento del disturbo da desiderio sessuale ipoattivo (HSDD) nelle donne in età postmenopausale risulta efficace, e gli studi sinora effettuati non dimostrano alcun collegamento fra questa terapia ed i tumori mammari, ma non
Quasi la metà delle pazienti con tumore mammaio che ai test multigenetici presentano una variante patogena o verosimilmente patogena non corrisponde alle caratteristiche attualmente richieste per i test genetici dalle linee guida NCCN. Questo dato è emerso dall’osservazione di un
(Reuters Health) - Una nuova tecnica di analisi dell'immagine del seno può aiutare a ridurre inutili biopsie al seno, facendo risparmiare ansia e ulteriori costi alla paziente. La tecnica, chiamata imaging del seno a tre compartimenti (3cb), utilizza mammografia a doppia
Nelle pazienti con tumore mammario HER2+ in fase precoce che ricevono chemioterapia e trastuzumab prima dell’intervento chirurgico ma purtroppo a seguito dell'escissione presentano patologia residua, sussiste oggi un nuovo standard nel passo terapeutico successivo. Tipicamente queste pazienti in stadio precoce, che
Le donne dai 75 anni in su dovrebbero continuare ad effettuare lo screening mammografico, dato che in questa fascia di età esso risulta più accurato, specifico e sensibile rispetto a quanto si osserva nelle donne più giovani, come affermato da
La sopravvivenza libera da malattia non risulta migliorata nelle pazienti con tumore mammario triplo negativo (TNBC) in stadio precoce trattate con la somministrazione di capecitabina rispetto alla sola osservazione nel contesto di un’anamnesi di chemioterapia adiuvante standard. Si osserva però
Le cisti ovariche semplici che vengono scoperte ecograficamente non sono associate ad alcun incremento del rischio di tumore ovarico e non devono essere seguite mediante ulteriori ecografie, ma se l’ecografia rivela una cisti complessa o una massa solida il rischio
Le cellule di carcinoma ovarico che presentano metilazione di tutte le copie di BRCA1 hanno maggiori probabilità di risposdere al PARP-inibitore noto come rucaparib. Lo suggerisce uno studio condotto su 17 pazienti da Clare Scott del The Walter and Eliza