Una revisione sistematica pubblicata nel 2026 su American Journal of Obstetrics and Gynecology evidenzia come specifici biomarcatori possano migliorare la stratificazione prognostica nel carcinoma endometriale NSMP (non-specific molecular profile), colmando un’importante area di incertezza clinica per una quota rilevante di pazienti.
L’analisi ha incluso 14 studi per un totale di 4.654 casi, valutando il ruolo prognostico dell’espressione o dello stato mutazionale di diversi marcatori, tra cui L1CAM, ß-catenina (CTNNB1), ARID1A, stathmin-1 (STMN1) e i recettori ormonali degli estrogeni (ER) e del progesterone (PR).
Tra questi, tre biomarcatori hanno mostrato un’associazione significativa con gli esiti clinici. L’iperespressione di L1CAM si conferma un forte fattore prognostico negativo, associato a un aumento del rischio di recidiva (HR 3,42) e a una riduzione della sopravvivenza globale (HR 4,31).
Al contrario, la positività per i recettori ormonali, in particolare ER, è risultata associata a un miglioramento significativo della prognosi, con riduzione del rischio di recidiva (HR 0,37) e migliore sopravvivenza globale (HR 0,22). Analogamente, la perdita di espressione di PR si associa a esiti peggiori.
Le mutazioni di ARID1A e CTNNB1, così come l’iperespressione di STMN1, non risultano invece significativamente associate agli outcome clinici in questa popolazione.
Nel complesso, questi dati rafforzano il razionale per integrare la valutazione di L1CAM e dei recettori ormonali nella pratica clinica, al fine di migliorare la stratificazione del rischio e supportare decisioni terapeutiche più personalizzate, anche in ambiti delicati come la preservazione della fertilità.
In un contesto caratterizzato da una marcata eterogeneità biologica, questi marcatori rappresentano un passo concreto verso una medicina di precisione anche per il gruppo NSMP, finora considerato una “zona grigia” molecolare.
American journal of obstetrics and gynecology, 234(3), 584–605. https://doi.org/10.1016/j.ajog.2025.09.041





