L’attuale paradigma terapeutico per il carcinoma mammario avanzato o metastatico HER2+ potrebbe evolvere alla luce dei risultati di una recente analisi ad interim di fase 3, che evidenzia come la combinazione di trastuzumab deruxtecan (T-DXd) e pertuzumab sia associata a una sopravvivenza libera da progressione (PFS) significativamente superiore rispetto allo standard di cura attuale (THP).
Lo studio, pubblicato nel 2026 su The New England Journal of Medicine, ha confrontato T-DXd in associazione a pertuzumab con la triplice terapia convenzionale composta da taxano, trastuzumab e pertuzumab. I risultati indicano una superiorità in termini di PFS, con una mediana di 40,7 mesi nel braccio T-DXd più pertuzumab rispetto ai 26,9 mesi nel braccio THP.
L’analisi statistica mostra un hazard ratio di 0,56 (IC 95%: 0,44–0,71; p < 0,00001), corrispondente a una riduzione relativa del rischio di progressione o morte del 44%. Anche i dati di risposta risultano favorevoli: il tasso di risposta obiettiva è stato dell’85,1% nel braccio sperimentale, con una percentuale di risposte complete del 15,1%, rispetto all’8,5% osservato nel gruppo di controllo. La durata della risposta è risultata anch’essa più lunga (39,2 vs 26,4 mesi).
Sotto il profilo della sicurezza, l’incidenza di eventi avversi di grado =3 è risultata simile tra i due gruppi (63,5% vs 62,3%). Tuttavia, un aspetto rilevante riguarda la malattia polmonare interstiziale (ILD), osservata nel 12,1% dei pazienti trattati con T-DXd più pertuzumab (inclusi due casi fatali), rispetto all’1,0% nel braccio THP.
Nel complesso, i dati suggeriscono che la combinazione T-DXd più pertuzumab possa rappresentare una potenziale opzione di prima linea per il trattamento del carcinoma mammario HER2+. Tuttavia, trattandosi di un’analisi ad interim, saranno necessari ulteriori dati, in particolare sulla sopravvivenza globale, per confermare l’impatto clinico a lungo termine.
The New England journal of medicine, 394(6), 551–562. https://doi.org/10.1056/NEJMoa2508668





