Lenvatinib emerge come una delle opzioni più efficaci per il carcinoma tiroideo differenziato refrattario allo iodio radioattivo, RAIR-DTC. Lo indica una meta-analisi a rete bayesiana pubblicata su Frontiers in Oncology, che ha confrontato efficacia e sicurezza dei principali inibitori della tirosin-chinasi in pazienti con malattia avanzata o metastatica.
Lo studio ha incluso 9 trial randomizzati controllati, per un totale di 1.760 pazienti, valutando lenvatinib, anlotinib, apatinib e cabozantinib rispetto al placebo. L’endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione, mentre gli endpoint secondari comprendevano sopravvivenza globale, tasso di risposta obiettiva ed eventi avversi di grado =3.
Tutti i TKI analizzati hanno migliorato significativamente la PFS rispetto al placebo, con HR compresi tra 3,85 e 5,36. Lenvatinib si è posizionato al primo posto nel ranking complessivo per PFS, con SUCRA pari all’81,97%, mostrando un beneficio mantenuto fino a 24 mesi. Apatinib ha invece evidenziato un vantaggio iniziale sulla PFS, con un’efficacia che tendeva a ridursi oltre i 6-9 mesi.
Il primato di lenvatinib è emerso anche sul tasso di risposta obiettiva, con OR 143,18 e SUCRA pari all’82,09%. Per la sopravvivenza globale, invece, nessun trattamento ha mostrato un miglioramento statisticamente significativo rispetto al placebo, anche se apatinib ha ottenuto il ranking numericamente più favorevole per questo endpoint.
Sul piano della sicurezza, non sono state osservate differenze statisticamente significative tra i trattamenti attivi e il placebo per gli eventi avversi di grado =3. Tuttavia, apatinib ha mostrato il ranking più favorevole in termini di tollerabilità, con SUCRA pari al 93,16%.
Nel complesso, la meta-analisi indica lenvatinib come possibile opzione preferenziale quando l’obiettivo clinico principale è massimizzare il controllo di malattia e la risposta tumorale nel RAIR-DTC. Il dato non va però tradotto in modo automatico in “gold standard” assoluto: la scelta terapeutica deve restare guidata da caratteristiche del paziente, profilo di tossicità, obiettivi clinici e disponibilità di eventuali target molecolari specifici.
Fonte: Frontiers in Oncology, 2026;16:1720670. DOI: 10.3389/fonc.2026.1720670.





