Quotidiano Oncologia

Tumore della prostata: mpMRI sensibile ma poco specifica nel rilevare istologie non convenzionali

4 Giugno 2026 > Ilenia Di Martino

La risonanza magnetica multiparametrica mostra un’elevata sensibilità nell’identificare istologie non convenzionali del tumore della prostata localizzato, in particolare architettura cribriforme e carcinoma intraduttale, ma presenta una specificità limitata, con un conseguente rischio di falsi positivi. Lo evidenzia una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su European Radiology.

La revisione ha incluso 17 articoli nell’analisi qualitativa, mentre 5 sono stati considerati per l’analisi quantitativa. L’obiettivo era valutare l’accuratezza della mpMRI nel rilevare queste varianti istologiche aggressive, confrontando i dati di imaging con l’esame istologico dopo prostatectomia.

Utilizzando un cutoff PI-RADS pari a 3, la mpMRI ha mostrato una sensibilità combinata del 91% e una specificità del 29% per l’identificazione dell’architettura cribriforme. La presenza di lesioni cribriformi è risultata progressivamente più frequente con l’aumentare del punteggio PI-RADS: dal 23,2% nei punteggi PI-RADS 1-2 fino al 66,7% nei PI-RADS 5.

Per il carcinoma intraduttale della prostata, due studi hanno riportato la visibilità delle lesioni alla mpMRI e valori di coefficiente di diffusione apparente inferiori rispetto all’adenocarcinoma prostatico acinare standard. Nei quattro studi che hanno analizzato congiuntamente architettura cribriforme e carcinoma intraduttale, la sensibilità della mpMRI è risultata molto variabile, compresa tra il 33% e il 100%.

Il dato sugli ADC più bassi è risultato invece meno uniforme: alcune analisi hanno osservato un’associazione con la presenza di architettura cribriforme o carcinoma intraduttale, mentre altre non hanno confermato questa relazione.

Nel complesso, la mpMRI appare uno strumento utile per intercettare varianti istologiche aggressive del tumore prostatico localizzato, ma non ancora sufficiente per una caratterizzazione definitiva. La bassa specificità, l’eterogeneità degli studi e le difficoltà di correlazione tra imaging e istologia rendono necessari ulteriori studi prospettici, con protocolli standardizzati e definizioni istopatologiche uniformi, prima di un impiego routinario specificamente mirato all’identificazione delle istologie non convenzionali.

Fonte: European Radiology, 2026;36:17-29. DOI: 10.1007/s00330-025-11603-3.