La chemioterapia neoadiuvante può migliorare la sopravvivenza globale e gli esiti chirurgici nei pazienti con tumore delle vie biliari resecabile, senza aumentare in modo significativo morbilità o mortalità postoperatoria. Lo indica una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata sul Journal of Surgical Oncology, che ha confrontato chemioterapia neoadiuvante e chirurgia upfront.
Lo studio, condotto da ricercatori in Brasile e negli Stati Uniti, ha incluso 23 studi, per un totale di 11.344 pazienti. L’obiettivo era chiarire il ruolo della chemioterapia somministrata prima dell’intervento in una neoplasia eterogenea, nella quale il beneficio della strategia neoadiuvante è rimasto a lungo incerto.
I risultati mostrano un miglioramento della sopravvivenza globale nei pazienti trattati con chemioterapia neoadiuvante, con HR pari a 0,69. Anche sul piano chirurgico è emerso un vantaggio: la terapia preoperatoria è stata associata a un aumento dei tassi di resezione R0, con OR pari a 1,30.
Un dato rilevante riguarda la sicurezza. La chemioterapia neoadiuvante non è risultata associata a un incremento significativo della morbilità o della mortalità postoperatoria, attenuando il timore che il trattamento preoperatorio possa compromettere la candidabilità o la tenuta del paziente all’intervento.
Nel complesso, la meta-analisi suggerisce che la chemioterapia neoadiuvante possa rappresentare una strategia utile nei tumori delle vie biliari resecabili, con potenziale beneficio sia sulla sopravvivenza sia sulla radicalità oncologica della chirurgia. Il dato va però interpretato con cautela, perché deriva da studi eterogenei e non definisce ancora uno standard unico applicabile a tutti i pazienti. Serviranno ulteriori studi prospettici per identificare quali sottogruppi traggano il maggiore beneficio e quali regimi siano più appropriati.
Fonte: Journal of Surgical Oncology, 2026;133:313-325. DOI: 10.1002/jso.70169.





