I pazienti con una storia di carcinoma a cellule renali presentano un rischio più elevato di sviluppare un secondo tumore primario rispetto alla popolazione generale. Lo indica una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su International Urology and Nephrology, che ha valutato il rischio di second primary cancers, SPC, nei pazienti con carcinoma renale.
L’analisi ha incluso 27 studi di coorte retrospettivi pubblicati tra il 1993 e il 2024. Il rischio complessivo di sviluppare un secondo tumore primario è risultato superiore del 32% nei pazienti con carcinoma a cellule renali rispetto alla popolazione generale, con un rapporto standardizzato di incidenza, SIR, pari a 1,32 e IC 95% compreso tra 1,19 e 1,48.
L’incremento del rischio non riguarda un solo distretto, ma diversi siti anatomici. I valori più elevati sono stati osservati per il sistema endocrino, con SIR 4,33; rene controlaterale, con SIR 3,68; tiroide, con SIR 3,05; osso, con SIR 2,31; cervello e sistema nervoso, con SIR 2,20; vescica, con SIR 2,15; intestino tenue, con SIR 1,98; leucemia, con SIR 1,86; pancreas, con SIR 1,64; linfoma non-Hodgkin, con SIR 1,55; melanoma, con SIR 1,47; prostata, con SIR 1,44; e colon-retto, con SIR 1,25.
Questi dati suggeriscono che i sopravvissuti a carcinoma renale costituiscono una popolazione con un profilo di rischio oncologico secondario più ampio rispetto alla media. Il dato è particolarmente rilevante per il rene controlaterale e per i tumori endocrini, tiroidei e uroteliali, ma va interpretato tenendo conto della natura osservazionale degli studi inclusi.
Il rapporto standardizzato di incidenza misura infatti un eccesso relativo rispetto alla popolazione generale, ma non definisce automaticamente il rischio assoluto individuale né giustifica da solo programmi di screening estesi e indifferenziati. La sorveglianza dovrà quindi essere costruita in modo mirato, considerando età, sesso, fattori di rischio, familiarità, esposizioni ambientali, trattamenti ricevuti e durata del follow-up.
Nel complesso, la meta-analisi rafforza la necessità di una maggiore attenzione ai secondi tumori primari nei pazienti con carcinoma a cellule renali. Il follow-up non dovrebbe limitarsi alla ricerca di recidiva o progressione del tumore iniziale, ma includere anche una valutazione ragionata del rischio di nuove neoplasie, soprattutto nei distretti per i quali l’aumento di incidenza risulta più consistente.
Fonte: International Urology and Nephrology, 2026;58:1161-1180. DOI: 10.1007/s11255-025-04794-7.





