Quotidiano Oncologia

Tumori gastrici e della GEJ: la chemioimmunoterapia perioperatoria migliora risposta patologica e sopravvivenza

16 Giugno 2026 > Ilenia Di Martino

L’aggiunta degli inibitori dei checkpoint immunitari alla chemioterapia perioperatoria migliora gli esiti patologici e di sopravvivenza nei pazienti con adenocarcinoma resecabile dello stomaco o della giunzione gastroesofagea. Lo indica una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su JNCI Cancer Spectrum, condotta per chiarire il valore della chemioimmunoterapia perioperatoria dopo risultati non sempre sovrapponibili emersi dai principali trial di fase III.

La meta-analisi ha incluso 7 studi randomizzati controllati, per un totale di 2.510 pazienti, confrontando l’associazione tra immunoterapia e chemioterapia perioperatoria rispetto alla sola chemioterapia standard.

L’integrazione degli inibitori dei checkpoint immunitari ha quasi triplicato il tasso di risposta patologica completa, passato dal 6,1% nel braccio di controllo al 17,6% nel braccio sperimentale. La differenza di rischio è risultata pari a 0,11 (IC 95%: 0,09-0,14; P<0,001).

Il beneficio si è esteso anche agli outcome di sopravvivenza. La chemioimmunoterapia perioperatoria è stata associata a un miglioramento significativo della sopravvivenza libera da eventi, con HR 0,76 (IC 95%: 0,66-0,86; P<0,001), e della sopravvivenza globale, con HR 0,82 (IC 95%: 0,71-0,94; P=0,005).

Le analisi di sottogruppo indicano che il vantaggio appare più evidente nei tumori PD-L1 positivi. Nei pazienti con malattia PD-L1 negativa, invece, non è emerso un beneficio statisticamente significativo a livello di meta-analisi. Questo dato rafforza il ruolo della selezione biologica dei pazienti nella definizione delle strategie perioperatorie.

Sul piano della sicurezza, l’aggiunta dell’immunoterapia non ha determinato un incremento statisticamente significativo degli eventi avversi correlati al trattamento di grado =3. L’incidenza è stata del 66,1% nel braccio sperimentale e del 62,7% nel gruppo trattato con sola chemioterapia, con differenza di rischio pari a 0,04 (IC 95%: 0,00-0,08; P=0,08).

Nel complesso, i dati supportano la chemioimmunoterapia perioperatoria come strategia promettente nei tumori gastrici e della giunzione gastroesofagea resecabili, in particolare nei pazienti con espressione di PD-L1. Il dato è clinicamente rilevante, ma va interpretato alla luce dell’eterogeneità dei trial inclusi, dei diversi schemi terapeutici utilizzati e della necessità di affinare la selezione dei pazienti.

Fonte: JNCI Cancer Spectrum, 2026;10. DOI: 10.1093/jncics/pkag003.