Colesterolo & coronaropatie
Una recente meta-analisi di 10 studi ha suggerito che l’integrazione quotidiana di acidi grassi omega-3 di origine marina non riduce significativamente il tasso di coronaropatie fatali e non fatali o di qualunque evento cardiovascolare maggiore nei soggetti ad alto rischio,
Gli spasmi coronarici, un fattore importante nella cardiopatia ischemica, sono associati ad infiammazione dell’avventizia coronarica e del tessuto adiposo pericoronarico (PVAT) nei pazienti con angina vasospastica. Lo ha rivelato uno studio condotto su 40 pazienti da Kazuma Ohyama della University
(Reuters Health) – I primi dati dal registro europeo sulla cardiomiopatie dimostrerebbero che nel Vecchio Continente più di un terzo delle cardiomiopatie avrebbe origine genetica, ma lo screening familiare non sarebbe ottimale e le persone che soffrono di questo disturbo
Nei pazienti con diabete sottoposti a rivascolarizzazione per patologie multivascolari, comprese le coronaropatie acute, il rischio di eventi negativi maggiori è minore con i bypass coronarici che con la PCI. Lo dimostra uno studio condotto sui registri clinici canadesi, che
La rivascolarizzazione incompleta nei pazienti con coronaropatie multivascolari sottoposti a PCI, già associata ad un incremento del rischio di mortalità, predice un rischio ancora maggiore se i vasi non rivascolarizzati presentano determinate caratteristiche anatomiche, fra cui una stenosi almeno del
Un singolo rilievo di livelli elevati di D-dimero precice la mortalità sia cardiovascolare che oncologica o da altre cause nell’arco di 16 anni nei pazienti con coronaropatie, indipendentemente da altri biomarcatori e fattori di rischio standard. Lo dimostra un’analisi condotta
La mortalità ed i ricoveri a 6 mesi sono maggiori nei pazienti con cardiopatia ischemica cronica che nel resto della popolazione. Lo dimostrano i dati del registro ESC CICD, esaminati da Michel Komajda dell’ospedale Saint Joseph di Parigi, secondo cui
I pazienti con diagnosi di influenza confermata in laboratorio, presentano un rischio incrementato di 6 volte di ricovero per infarto acuto durante i 7 giorni successivi rispetto al periodo che comprende sia gli anni precedenti che quelli successivi. Il rischio
La più ampia analisi sinora condotta sulla dissezione spontanea delle arterie coronarie (SCAD) nelle donne, supporta il trattamento conservativo piuttosto che la PCI come strategia immediata per la SCAD stessa nei pazienti ricoverati per infarto acuto. L’indagine è stata condotta su