Colesterolo & coronaropatie
Fra i pazienti che sono stati ricoverati per infarto ed hanno ricevuto la prescrizione di una statina ad elevata intensità, pochi continuano a mantenere un elevato livello di aderenza alla terapia a distanza di 2 anni dalle dimissioni. Lo rivela
Tutte le novità presentate all’ACC conclusosi a metà marzo a Washington. Occhi puntati sull’efficacia degli anticorpi monoclonali che agiscono bloccando la proteina PCSK9. Per chi ha problemi a tenere a bada il colesterolo, soprattutto se ha già avuto un evento
Nei pazienti in prevenzione secondaria, il colesterolo è il principale fattore di rischio per un secondo evento cardiovascolare: aumenta di circa quattro volte la probabilità che si verifichi. Al congresso ACC, e contemporaneamente pubblicati sul New England Journal of Medicine, sono
I risultati dello studio Fourier hanno mostrato che l’uso di evolocumab comporta una riduzione del colesterolo LDL che può arrivare al di sotto dei 30mg/dl. “Significa raggiungere i livelli che abbiamo alla nascita, nel pieno sviluppo del nostro cervello”, dice Pasquale
Evolocumab è un anticorpo monoclonale umano, cioè “una struttura biochimica realizzata artificialmente che riproduce fedelmente quella degli anticorpi prodotti all’interno del nostro corpo”, spiega il Alberto Zambon, professore associato al Dipartimento di Medicina dell’Università di Padova. C’è un vantaggio rispetto
L’infusione di un agente HDL-mimetico artificiale nei pazienti che hanno manifestato di recente una coronaropatia acuta non riduce il volume delle placche nelle arterie misurabile tramite ecografia intravascolare (IVUS) rispetto al placebo. Questo dato deriva da uno studio sperimentale condotto
Fibrillazione atriale postoperatoria, disfunzioni renali acute e basso output cardiaco a seguito di un intervento di chirurgia coronarica sono associati a morbidità e mortalità. E' stato dunque condotto uno studio per determinare se il controllo autonomico preoperatorio rappresenti una determinante
La duplice terapia antipiastrinica (DAPT) con aspirina ed un P2Y12-inibitore è raccomandata per almeno 12 mesi per i pazienti con sindromi coronariche acute, e viene considerata una durata inferiore per i pazienti a rischio emorragico ridotto, ma non esistono al
Alcuni dati osservazionali dimostrano che la gravità e la frequenza delle trombosi subcliniche sono maggiori con la TAVR che con la SAVR, e che l’anticoagulazione orale risulta protettiva, ma non la duplice terapia antipiastrinica (DAPT). Questi dati derivano dall’esame di 890