Neuroscienze & patologie neurodegenerative
Intervenire sull’Alzheimer e cambiare il decorso della malattia una volta che sono comparsi i primi sintomi potrebbe essere davvero difficile. La patologia infatti si manifesta, a livello neuronale, tra i 10 e 15 anni prima dell’insorgenza dei sintomi. Bisogna quindi
Ogni giorno vengono prese moltissime decisioni, alcune semplici, altre complesse. Alcune richiedono che si faccia ricorso alla memoria, ai ricordi, altre no. E in base a questo, i circuiti cerebrali che si attivano nel processo decisionale, variano. Lo suggerisce un
(Reuters Health) – Uno studio dell’Università del Kentucky di Lexinton ha rilevato come la presenza di quattro proteine mal ripiegate correlate a neurodegenerazione sia comune nei cervelli degli anziani e si associa a demenza e compromissione della cognizione. Le proteine mal
Le persone con meno relazioni sociali percepiscono spesso un divario tra se stessi e gli altri e questa sensazione si riflette nella mappa del cervello sociale. È quanto rivela uno studio condotto da due psicologi americani, pubblicato sulla rivista Journal
Malattie come la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), la demenza frontotemporale ed altre condizioni neurodegenerative sono associate a mutazioni del gene UBQLN2 che codifica per la proteina ubiquitina-2, componente fondamentale del processo di riciclaggio attraverso il quale le cellule si liberano
La ketamina è un anestetico (a dosi più elevate) e analgesico (a dosi più basse), ma anche un allucinogeno ricreativo e un farmaco proposto negli ultimi anni per il trattamento della depressione e del disturbo da stress post-traumatico. Nonostante questi
La dopamina è un neurotrasmettitore coinvolto in molte funzioni cerebrali: da quelle cognitive al controllo neuromotorio, ma svolge un ruolo anche nella motivazione e nella gratificazione sessuale. I recettori che legano la dopamina sono da tempo il bersaglio di disturbi
Il morbo di Alzheimer è la forma più diffusa di demenza. Porta alla morte delle cellule nervose e alla perdita di tessuto cerebrale, con conseguenti problemi di memoria, cambiamenti della personalità e difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane. Secondo l’ipotesi
Si sa: dormire troppo o troppo poco potrebbe portare ad un aumento del rischio di eventi cardiovascolari e di mortalità per tutte le cause. Uno studio cinese recentemente pubblicato su Jama lo ha confermato analizzando quelle che gli autori definiscono “traiettorie”