Neuroscienze & patologie neurodegenerative
"Finalmente per il trattamento della Sclerosi Multipla possiamo includere la cladribina, farmaco di cui le prime sperimentazioni risalgono a circa 10 anni fa ma di cui, a causa di errate interpretazioni dei dati non si è mai potuto disporre". A
"L'azione immunologica di cladribina che si esplica non soltanto nel periodo - tra l'altro particolarmente breve - di trattamento attivo, ma che prosegue per molti mesi e anche anni, aggiunge non solo delle informazioni nuove su come il sistema immunitario
"I dati di efficacia clinica fanno dedurre che la cladribina è disegnata per avere come bersaglio selettivo i linfociti. Dagli studi si osserva, infatti, una diminuzione profonda e persistente sia dei linfociti B che T e questa profonda riduzione persiste
(Reuters Health) – La cattiva notizia: i fumatori hanno un rischio maggiore di sviluppare demenza rispetto ai non fumatori. La buona notizia: smettere di fumare riduce questo rischio del 14%, mentre tra chi non ha mai fumato, il rischio è inferiore
(Reuters Health) – Un tracciante per la PET, il 18-F-flortaucipir, che consente di quantificare in vivo i filamenti elicoidali appaiati della proteina tau, sarebbe in grado di distinguere, con un buon grado di accuratezza, l'Alzheimer da altre malattie neurodegenerative. La
Una recente ricerca ha fornito approfondimenti sulla natura mutaforma delle proteine tau, il che potrebbe aiutare nello sviluppo di terapie per stabilizzare la protiena prima che acquisisca la capacità di aggregarsi contribuendo alla malattia di Alzheimer. Secondo Marc Diamond del
Reuters Health) – Un esame del sangue potrebbe aiutare i medici a diagnosticare la malattia di Alzheimer in adulti con sindrome di Down. A questa conclusione è giunto uno studio condotto in Spagna. Il lavoro ha valutato la capacità delle
(Reuters Health) – La sclerosi laterale amiotrofica, contrariamente a quanto ritenuto finora, influenzerebbe anche funzionalità cognitiva e comportamento del paziente. Non solo, dunque, i devastanti effetti sul corpo, ma anche la mente sarebbe colpita dalla malattia degenerativa. A descrivere gli
Un nuovo intervento che impiega la definizione di obiettivi per promuovere uno stile di vita attivo rallenta significativamente il declino cognitivo e funzionale nei pazienti anziani afro-americani con lievi deficit cognitivi (MCI). Secondo Robin Casten della Thomas Jefferson University di Philafelphia,