Quotidiano Oncologia

Cancro gastrico PD-L1 positivo: MSI ed EBV utili per la selezione terapeutica, meno per la prognosi

18 Giugno 2026 > Ilenia Di Martino

Una meta-analisi pubblicata su Cancer Medicine ha valutato il significato prognostico dell’instabilità dei microsatelliti, MSI, e della positività al virus di Epstein-Barr, EBV, nei pazienti con carcinoma gastrico PD-L1 positivo. I risultati indicano che questi biomarcatori restano importanti per orientare la selezione dei pazienti candidabili agli inibitori dei checkpoint immunitari, ma il loro valore prognostico complessivo appare limitato, soprattutto in termini di sopravvivenza globale.

La ricerca, condotta da un gruppo italiano, ha incluso 25 studi per un totale di 6.494 pazienti. Gli studi hanno valutato lo stato di MSI, PD-L1 ed EBV attraverso metodiche come immunoistochimica, PCR e ibridazione in situ. Gli endpoint analizzati comprendevano sopravvivenza globale, sopravvivenza libera da malattia e sopravvivenza libera da progressione.

Nel carcinoma gastrico localizzato, lo stato MSI-H è risultato associato a una migliore sopravvivenza libera da malattia rispetto ai tumori con microsatelliti stabili e PD-L1 negativi, con HR 0,42 e p=0,004. Tuttavia, questo vantaggio non si è tradotto in un miglioramento significativo della sopravvivenza globale, con HR 0,78 e p=0,33.

Per i tumori contemporaneamente EBV-positivi e PD-L1-positivi, la prognosi è risultata sovrapponibile a quella dei casi negativi per EBV e PD-L1. L’analisi sulla sopravvivenza globale ha infatti mostrato HR 1,08, con p=0,59, senza differenze statisticamente significative.

Nella malattia metastatica, né lo stato MSI né quello EBV hanno mostrato effetti prognostici significativi. Questo dato ridimensiona l’idea che tali marcatori possano essere usati da soli per prevedere l’andamento clinico della malattia avanzata.

Nel complesso, la meta-analisi suggerisce che MSI ed EBV hanno un ruolo più forte come biomarcatori predittivi e di selezione terapeutica che come marcatori prognostici puri. In altre parole, possono aiutare a identificare pazienti potenzialmente più adatti all’immunoterapia, ma non bastano da soli a stimare in modo affidabile la sopravvivenza.

Gli autori sottolineano quindi la necessità di standardizzare la valutazione di questi biomarcatori nella pratica clinica, così da renderne più omogenea l’interpretazione e migliorarne l’utilità decisionale. La sfida non è solo misurare MSI, EBV e PD-L1, ma integrarli correttamente con stadio di malattia, caratteristiche cliniche, istologia, carico tumorale e trattamento previsto.

Fonte: Cancer Medicine, 2026;15. DOI: 10.1002/cam4.71711.