Il carcinoma mammario associato alla gravidanza, o PABC, comprende i tumori diagnosticati durante la gestazione o nel periodo successivo al parto. Una revisione sistematica pubblicata su Medical Sciences evidenzia che la prognosi varia in modo rilevante in base al momento della diagnosi: il tumore diagnosticato durante la gravidanza non sembra peggiorare inevitabilmente gli esiti se il trattamento non viene compromesso, mentre le diagnosi nel postpartum rappresentano un sottogruppo a rischio più elevato.
La revisione, condotta da ricercatori greci, ha incluso 21 studi osservazionali, monocentrici, multicentrici e population-based, dedicati al carcinoma mammario invasivo associato alla gravidanza. Gli studi hanno confrontato gli esiti delle pazienti con PABC rispetto a coorti di controllo di giovani donne non in gravidanza, oppure hanno valutato differenze prognostiche in base al momento della diagnosi.
Alla diagnosi, le pazienti con PABC presentano più frequentemente caratteristiche clinico-biologiche sfavorevoli: tumori di dimensioni maggiori, maggiore coinvolgimento linfonodale, grado tumorale più elevato e fenotipi più spesso recettore ormonale-negativi o HER2-positivi. Questi elementi contribuiscono a spiegare la prognosi complessivamente meno favorevole osservata in alcune coorti.
Il dato centrale della revisione, però, è che la gravidanza in sé non emerge come fattore prognostico negativo indipendente quando la paziente riceve trattamenti oncologici appropriati e tempestivi. Nelle coorti contemporanee trattate secondo linee guida, dopo aggiustamento per stadio, biologia tumorale e intensità terapeutica, la diagnosi durante la gravidanza non risulta associata in modo autonomo a una peggiore sopravvivenza globale o libera da malattia.
Diverso è il quadro per il carcinoma mammario diagnosticato nel postpartum, in particolare entro 12 mesi dal parto. In questo sottogruppo, ampi studi di registro e casistiche istituzionali indicano un aumento del rischio di recidiva e mortalità, anche dopo aggiustamento per fattori clinici e biologici. Per questo, il carcinoma mammario postpartum viene sempre più considerato una condizione distinta e ad alto rischio, non semplicemente una variante temporale del PABC.
Nel complesso, la revisione supporta due indicazioni pratiche: non ritardare né ridurre l’intensità del trattamento oncologico nelle pazienti diagnosticate durante la gravidanza, quando le condizioni materno-fetali lo consentono, e riservare maggiore attenzione clinica e di ricerca ai tumori diagnosticati nel postpartum. Questo sottogruppo potrebbe richiedere strategie di monitoraggio più specifiche e studi dedicati per comprenderne meglio la biologia e ottimizzare la gestione terapeutica.
Fonte: Medical Sciences, 2026;14:120. DOI: 10.3390/medsci14010120.





