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Elettro-ipertermia modulata nei tumori ginecologici: segnali favorevoli soprattutto nella cervice

12 Giugno 2026 > Ilenia Di Martino

L’elettro-ipertermia modulata, o mEHT, mostra segnali clinici favorevoli nelle pazienti con carcinoma della cervice uterina in stadio avanzato, soprattutto in termini di sopravvivenza a due anni. Lo indica uno studio pubblicato su Medical Sciences, basato su uno studio pilota monocentrico e su una meta-analisi dedicata all’impiego della mEHT nei tumori ginecologici avanzati.

La ricerca, condotta da un gruppo ungherese, ha incluso cinque studi, valutando 160 pazienti con tumore della cervice e 31 pazienti con tumore ovarico trattate con mEHT. Per il carcinoma cervicale è stato inoltre considerato un gruppo di controllo di 175 pazienti trattate con il solo standard di cura.

Nelle pazienti con tumore della cervice trattate con mEHT, la sopravvivenza complessiva è risultata pari all’87,61% a un anno (IC 95%: 71,31-100%) e al 78,13% a due anni (IC 95%: 53,02-100%). Il confronto con il gruppo trattato con standard di cura ha mostrato un vantaggio statisticamente significativo a due anni: 78,13% contro 58,86%, con odds ratio pari a 0,4143 e p=0,0441; anche l’hazard rate è risultato favorevole, pari a 0,6607, con p=0,0103.

Per il tumore ovarico, invece, i dati sono molto più limitati. I tassi di sopravvivenza a uno e due anni sono risultati rispettivamente del 45,46% (IC 95%: 5,97-84,95%) e del 32,83% (IC 95%: 0-79,57%). L’ampiezza degli intervalli di confidenza riflette l’esiguità della casistica e impone particolare cautela nell’interpretazione.

Nel complesso, lo studio suggerisce che la mEHT possa rappresentare una strategia aggiuntiva promettente nel carcinoma cervicale avanzato, in associazione ai trattamenti convenzionali. Il dato è meno solido per il tumore ovarico, dove il numero di pazienti disponibili è ancora troppo basso per trarre conclusioni affidabili.

Gli autori sottolineano quindi la necessità di ulteriori studi prospettici, con campioni più ampi e disegni metodologici più robusti, per confermare il beneficio osservato, definire meglio le pazienti candidate e chiarire il reale ruolo della mEHT nei percorsi terapeutici ginecologici. A oggi, i risultati giustificano un approfondimento clinico, ma non autorizzano ancora a considerare questa tecnologia come uno standard di trattamento.

Fonte: Medical Sciences, 2026;14:105. DOI: 10.3390/medsci14010105.