Quotidiano Oncologia

Lenvatinib vs sorafenib: efficacia e sicurezza nel carcinoma epatocellulare

29 Maggio 2026 > Ilenia Di Martino

Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su Clinics ha confrontato efficacia e sicurezza di lenvatinib e sorafenib come trattamenti di prima linea per il carcinoma epatocellulare. L’analisi ha incluso 10 studi e ha confermato un vantaggio di lenvatinib su diversi outcome clinici, pur evidenziando un profilo di tossicità diverso rispetto a sorafenib.

Secondo la meta-analisi, lenvatinib è risultato associato a un miglioramento della sopravvivenza libera da progressione e della sopravvivenza globale rispetto a sorafenib. Gli autori riportano un HR pari a 85,50 per la PFS (IC 95%: 38,53-189,73; p<0,00001) e un HR pari a 36,73 per l’OS (IC 95%: 20,28-66,52; p<0,00001). Questi valori sono quelli indicati nell’abstract della fonte, ma vanno riportati con cautela perché, per come espressi, appaiono anomali rispetto alla convenzionale interpretazione degli hazard ratio.

Oltre agli outcome di sopravvivenza, lenvatinib è risultato associato anche a un miglioramento del tasso di beneficio clinico e della qualità di vita dei pazienti. Questo dato rafforza il ruolo del farmaco come opzione di prima linea nel carcinoma epatocellulare, pur richiedendo una valutazione attenta del profilo individuale di rischio.

Sul piano della sicurezza, lenvatinib ha mostrato una maggiore frequenza di tossicità di qualsiasi grado a carico dei sistemi gastrointestinale, metabolico-nutrizionale, ematologico, renale/urinario, vascolare ed endocrino. Le tossicità di grado superiore al III relative a metabolismo/nutrizione, apparato renale/urinario e sistema vascolare sono risultate più frequenti nel gruppo lenvatinib. Sorafenib, al contrario, è risultato associato a un rischio maggiore di tossicità cutanee e sottocutanee.

In conclusione, la meta-analisi indica che lenvatinib può offrire un vantaggio clinico rispetto a sorafenib nel trattamento di prima linea del carcinoma epatocellulare, soprattutto in termini di controllo di malattia e sopravvivenza. Questo beneficio deve però essere bilanciato con l’aumento di specifici eventi avversi, che richiede monitoraggio clinico attento e una selezione appropriata dei pazienti.

Clinics, 2026;81:100869. DOI: 10.1016/j.clinsp.2026.100869.