Quotidiano Oncologia

Metastasi cerebrali da tumore della tiroide: la radioterapia panencefalica non migliora la sopravvivenza

12 Giugno 2026 > Ilenia Di Martino

La radioterapia panencefalica non risulta associata a un miglioramento significativo della sopravvivenza globale nei pazienti con metastasi cerebrali da tumore della tiroide. Lo indica una revisione sistematica con meta-analisi su dati individuali pubblicata su Clinical Oncology, che ha valutato il ruolo della whole-brain radiation therapy, WBRT, in una popolazione rara e priva di percorsi terapeutici standardizzati.

Lo studio, condotto da ricercatori statunitensi, ha incluso 20 studi per un totale di 247 pazienti. L’età mediana era di 58 anni e la grande maggioranza dei pazienti, pari al 90,3%, presentava un tumore tiroideo differenziato. Il follow-up mediano è stato di 12 mesi; durante questo periodo è stato riportato il decesso del 71,5% dei pazienti inclusi.

L’analisi aggiustata non ha evidenziato un’associazione statisticamente significativa tra impiego della WBRT e miglioramento della sopravvivenza globale. L’hazard ratio è risultato pari a 1,25, con IC 95% compreso tra 0,85 e 1,84, e un valore di P pari a 0,25.

Anche le analisi di sottogruppo non hanno mostrato un vantaggio di sopravvivenza legato alla WBRT quando questa veniva associata ad altri trattamenti. Non sono emersi benefici significativi nei pazienti sottoposti anche a neurochirurgia, radiochirurgia stereotassica o terapia sistemica.

Il dato non significa che la WBRT non abbia mai un ruolo clinico, ma suggerisce che il suo impiego non dovrebbe essere considerato automaticamente vantaggioso in termini di sopravvivenza nei pazienti con metastasi cerebrali da tumore tiroideo. La decisione deve quindi essere individualizzata, tenendo conto di numero e sede delle metastasi, sintomi neurologici, performance status, disponibilità di radiochirurgia stereotassica, opzioni sistemiche e obiettivi di cura.

Nel complesso, lo studio invita a un uso prudente della radioterapia panencefalica in questa popolazione. Data la rarità delle metastasi cerebrali da tumore tiroideo e l’eterogeneità degli studi disponibili, gli autori sottolineano la necessità di studi prospettici e di strategie terapeutiche più standardizzate per definire meglio quali pazienti possano realmente beneficiare dei diversi approcci locali e sistemici.

Fonte: Clinical Oncology, 2026;52:104049. DOI: 10.1016/j.clon.2026.104049.