Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata sull’International Journal of Environmental Research and Public Health ha esaminato l’associazione tra esposizione ambientale e rischio oncologico, considerando l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo. Il lavoro ha seguito la metodologia PRISMA e ha selezionato 168 studi idonei a partire da 26.367 record identificati nelle banche dati PubMed, Web of Science e Scopus.
L’analisi quantitativa, condotta su 11 gruppi di studi, conferma un’associazione significativa tra alcuni inquinanti atmosferici e il rischio di tumore. Per il carcinoma polmonare, l’associazione è risultata significativa per il particolato fine, con HR pooled pari a 1,347 e IC 95% 1,158-1,536, e per il carbonio nero, con HR pooled pari a 1,096 e IC 95% 1,014-1,179.
Più complessa è l’interpretazione del dato sull’ozono, per il quale è stato osservato un HR pooled pari a 0,941, con IC 95% 0,908-0,975. Questo risultato indica un’associazione inversa nei dati aggregati, ma non deve essere letto in modo semplicistico come effetto protettivo: secondo gli autori, la relazione tra ozono e rischio oncologico richiede ulteriori approfondimenti, anche alla luce della possibile eterogeneità degli studi e dei fattori confondenti.
Per il carcinoma mammario, la meta-analisi ha evidenziato una correlazione lineare con l’esposizione al biossido di azoto, con HR pooled pari a 1,064 e IC 95% 1,011-1,117. Anche in questo caso, il dato rafforza l’ipotesi che alcuni contaminanti atmosferici possano contribuire al rischio oncologico, pur richiedendo interpretazioni attente in base al contesto di esposizione e alla qualità dei dati disponibili.
Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda però l’asimmetria della letteratura scientifica. La grande maggioranza delle evidenze disponibili si concentra sull’inquinamento atmosferico: 155 studi su 168. Al contrario, l’inquinamento dell’acqua è stato analizzato in soli 10 studi, mentre appena 2 lavori hanno valutato la contaminazione del suolo, in particolare da metalli pesanti. Questa distribuzione limita la possibilità di costruire una mappa realmente completa del rischio oncologico legato alle diverse matrici ambientali.
La revisione segnala inoltre un forte squilibrio geografico ed economico: il 79% degli studi inclusi è stato condotto in sei Paesi ad alto reddito. Questo bias riduce la rappresentatività globale delle evidenze, soprattutto per aree del mondo dove l’esposizione ambientale può essere elevata ma la produzione scientifica resta limitata.
Nel complesso, il particolato fine e altri contaminanti atmosferici emergono come fattori associati in modo più solido al rischio oncologico, in particolare per il tumore del polmone. Tuttavia, la base scientifica resta incompleta: acqua, suolo, metalli pesanti e Paesi a basso e medio reddito sono ancora largamente sottorappresentati. Per ridurre il burden oncologico globale serviranno quindi sia politiche di riduzione dell’esposizione agli inquinanti già noti, sia studi più mirati sulle matrici ambientali e sulle popolazioni finora meno indagate.
Fonte: International Journal of Environmental Research and Public Health, 2026;23:429. DOI: 10.3390/ijerph23040429.





