I risultati a lungo termine dello studio di fase 3 RATIONALE-305 confermano l’efficacia e la sicurezza di tislelizumab in combinazione con la chemioterapia come trattamento di prima linea nei pazienti con adenocarcinoma avanzato dello stomaco o della giunzione gastroesofagea HER2-negativo. L’analisi, pubblicata su Advances in Therapy, riporta dati con un follow-up minimo di 36,6 mesi.
Lo studio internazionale, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, ha coinvolto 997 pazienti adulti trattati in 146 centri in Asia, Europa e Nord America. I pazienti sono stati assegnati a tislelizumab più chemioterapia oppure a placebo più chemioterapia.
Nella popolazione intent-to-treat, la combinazione con tislelizumab ha migliorato la sopravvivenza globale rispetto al controllo: 15,0 mesi contro 12,9 mesi, con HR stratificato 0,79. Anche la sopravvivenza libera da progressione valutata dagli sperimentatori è risultata superiore: 6,9 mesi rispetto a 6,2 mesi, con HR stratificato 0,79. Il tasso di risposta obiettiva è stato inoltre più elevato nel braccio trattato con tislelizumab.
Il beneficio è risultato più marcato nei pazienti con espressione di PD-L1 definita da Tumor Area Positivity score pari o superiore al 5%, pari a 546 pazienti. In questo sottogruppo, la sopravvivenza globale mediana è stata di 16,4 mesi con tislelizumab più chemioterapia rispetto a 12,8 mesi con placebo più chemioterapia, con HR stratificato 0,71. La sopravvivenza libera da progressione mediana è stata di 7,2 mesi contro 5,9 mesi, con HR stratificato 0,69.
Dal punto di vista della sicurezza, il follow-up a tre anni non ha evidenziato nuovi segnali di tossicità. Al momento dell’analisi, 959 pazienti, pari al 96,2% della popolazione arruolata, avevano completato o interrotto il trattamento.
Nel complesso, il follow-up esteso del RATIONALE-305 conferma che tislelizumab più chemioterapia offre un beneficio clinicamente rilevante e duraturo rispetto alla sola chemioterapia nei pazienti con carcinoma gastrico o della giunzione gastroesofagea avanzato HER2-negativo. I dati supportano inoltre il ruolo dell’espressione di PD-L1 come possibile biomarcatore prognostico nella selezione e gestione dei pazienti.
Advances in therapy, 43(1), 165–183. https://doi.org/10.1007/s12325-025-03415-0





