Quotidiano Oncologia

BMI elevato associato a peggiore sopravvivenza ed esiti chirurgici nel tumore dell’ovaio

22 Settembre 2026 > Ilenia Di Martino

Nelle pazienti con carcinoma ovarico epiteliale, un indice di massa corporea (BMI) elevato è associato a una peggiore sopravvivenza e a esiti chirurgici meno favorevoli. È quanto emerge da un’analisi post-hoc condotta sui dati di 2.040 pazienti arruolate in tre studi clinici del gruppo MITO (Multicenter Italian Trials in Ovarian Cancer) — MITO-2, MITO-7 e MITO16/MaNGO — e pubblicata sull’International Journal of Gynecological Cancer.

I ricercatori hanno valutato l’impatto del BMI sulla sopravvivenza libera da progressione (PFS), sulla sopravvivenza globale (OS) e sugli esiti chirurgici. Un BMI più elevato è risultato significativamente associato a una peggiore PFS (p=0,02) e a una peggiore OS (p=0,001).

L’associazione è risultata particolarmente marcata nelle pazienti con obesità estrema, nelle quali il rischio di progressione della malattia era superiore del 47% (HR aggiustato 1,47; IC 95% 1,13-1,92) e quello di morte del 69% (HR aggiustato 1,69; IC 95% 1,20-2,38).

Un BMI più elevato è risultato associato anche a peggiori esiti chirurgici, in particolare a una maggiore probabilità di residuo tumorale post-operatorio. L’associazione aumentava progressivamente nelle diverse categorie di BMI: nelle pazienti in sovrappeso l’OR era pari a 1,29 (IC 95% 1,07-1,56), nelle pazienti con obesità a 1,43 (IC 95% 1,09-1,93) e in quelle con obesità estrema a 1,73 (IC 95% 1,15-2,60).

Secondo gli autori, l’associazione tra BMI elevato e prognosi peggiore potrebbe essere spiegata da diversi fattori correlati all’obesità, tra cui infiammazione cronica, alterazioni metaboliche e ormonali, maggiore tossicità dei trattamenti e aumento delle complicanze chirurgiche.

I risultati supportano quindi l’ipotesi che un BMI elevato abbia un impatto prognostico negativo nelle pazienti con carcinoma ovarico avanzato. Gli autori sottolineano l’importanza della gestione del peso per migliorare gli esiti clinici e la qualità di vita e suggeriscono che le future strategie terapeutiche integrino approcci multidisciplinari, compresi programmi di pre-abilitazione, con l’obiettivo di ottimizzare la tollerabilità dei trattamenti e favorire il recupero post-operatorio.

Fonte: International Journal of Gynecological Cancer. 2026;36(4):102764.
doi: 10.1016/j.ijgc.2025.102764