L’assunzione di antibiotici è associata a un aumento del 18,7% del rischio di sviluppare tumori gastrointestinali, con un impatto particolarmente marcato per il carcinoma del colon-retto. A confermarlo è una revisione sistematica con meta-analisi su 12 studi, pubblicata nel 2026 sul Journal of Biochemical and Molecular Toxicology, che ha quantificato il legame tra esposizione agli antimicrobici e oncogenesi digestiva.
I dati evidenziano un incremento significativo del rischio nei pazienti trattati rispetto ai non esposti (odds ratio, OR = 1,187; IC 95%: 1,018-1,386; p = 0,029). La stratificazione per sede anatomica mostra che il risultato è guidato soprattutto dai tumori del colon-retto (OR = 1,208; IC 95%: 1,027-1,420; p = 0,022); al contrario, non si osserva una correlazione significativa per le neoplasie gastroesofagee, un dato verosimilmente condizionato dal numero limitato di studi disponibili per questo specifico distretto. I ricercatori hanno riscontrato un chiaro effetto dose-risposta legato al carico prescrittivo: l’aumento del rischio si attesta al 7,7% nei pazienti con 1-5 prescrizioni (OR = 1,077; IC 95%: 1,043-1,112) e sale al 15,4% oltre le 5 prescrizioni (OR = 1,154; IC 95%: 1,124-1,186). La meta-regressione ha confermato il peso cumulativo del numero di cicli, pur a fronte di un’entità dell’effetto modesta per singola prescrizione. Anche la durata della terapia incide sul rischio: l’uso a breve (1-15 giorni), medio (15-60 giorni) e lungo termine (>60 giorni) è associato a rischi progressivamente più elevati, con aumenti compresi tra l’11% e il 13%. Dal punto di vista biologico, la patogenesi va ricercata nell’alterazione della composizione del microbiota intestinale, nella promozione di uno stato infiammatorio cronico e nella compromissione della sorveglianza immunitaria indotte dai farmaci.
Dal punto di vista clinico, l’ampio utilizzo degli antibiotici su scala globale rischia di trasformare un aumento di rischio relativo contenuto in un problema di salute pubblica non trascurabile. Gli autori invitano, pertanto, la classe medica a una prescrizione più prudente e selettiva, sottolineando la necessità di studi longitudinali ben controllati che chiariscano i nessi di causalità e individuino i pazienti più a rischio.
Journal of biochemical and molecular toxicology, 40(7), e71006. https://doi.org/10.1002/jbt.71006





