Una lunga tradizione oncologica, un modello organizzativo che punta a superare la tradizionale distinzione tra centro di riferimento e strutture periferiche e un’attenzione consolidata all’integrazione tra ricerca, assistenza e qualità di vita dei pazienti. Sono questi gli elementi che caratterizzano l’oncologia ligure secondo Marianna Rondini, Coordinatrice regionale AIOM Liguria, oncologa della Struttura complessa di Oncologia dell’ATS Liguria Area 5 e responsabile della Struttura semplice di Oncologia integrata e coordinamento dell’Oncologia territoriale.
In una regione di dimensioni contenute, ma caratterizzata da una conformazione geografica che rende complessi i collegamenti, la risposta organizzativa si fonda sui Dipartimenti interaziendali regionali (DIR) oncoematologici. Un sistema che integra oncologia ed ematologia e che, pur riconoscendo al Policlinico San Martino di Genova un ruolo centrale, valorizza le strutture distribuite nelle diverse province, con l’obiettivo di avvicinare le competenze specialistiche ai cittadini.
“È un modello che si differenzia anche dal classico modello hub and spoke di altre regioni, perché è stato costruito e voluto dai suoi ideatori secondo un modello che vede come base l’hub che è fondamentalmente nel capoluogo di provincia, a Genova, nel Policlinico San Martino, ma che tiene conto capillarmente di realtà provinciali che vanno da Levante a Ponente; si avvicina molto ai modelli internazionali del Comprehensive Cancer Network”.
Una delle caratteristiche più significative di questa organizzazione è la possibilità di collegare la ricerca clinica, concentrata principalmente al San Martino, con le oncologie provinciali. La diffusione dei protocolli di studio, sostenuta anche dall’impegno di AIOM, consente infatti di coinvolgere pazienti che vivono lontano da Genova, ampliando le opportunità di accesso alla sperimentazione. La presenza di servizi oncologici decentrati, collegati alle strutture di Savona, Imperia, La Spezia e Sestri Levante, contribuisce inoltre a rendere l’assistenza più capillare, pur senza riuscire a soddisfare completamente tutte le esigenze territoriali. “Questo permette di raggiungere una grande fetta di popolazione, pur non riuscendo a coprire tutte le esigenze territoriali, ovviamente in pieno”.
Il rapporto tra centro di riferimento e strutture provinciali assume un ruolo importante anche nella formazione delle nuove generazioni di oncologi. Il Policlinico San Martino rappresenta il principale polo formativo regionale, ma i giovani specialisti hanno la possibilità di svolgere esperienze di tutoraggio anche nelle oncologie provinciali. Un percorso che permette loro di confrontarsi non soltanto con la ricerca, ma anche con la pratica clinica quotidiana e con le esigenze assistenziali delle realtà periferiche.
Accanto alla diffusione delle competenze, Rondini individua nella medicina di precisione un altro punto di forza del sistema ligure. Le tecnologie di sequenziamento genetico non sono infatti disponibili esclusivamente nel principale centro regionale. “Anche a La Spezia, dove io lavoro, esiste la possibilità di sequenziare, attraverso macchinari di precisione, il DNA dei nostri pazienti e poter fornire loro delle risposte in merito ai trattamenti oncologici da poter fare in tempi molto brevi. Esiste una collaborazione strettissima anche tra le anatomie patologiche, quindi nel momento della diagnosi abbiamo dei tempi veramente invidiabili rispetto ad altre regioni per l’ottenimento di una diagnosi istologica e biomolecolare, la cosiddetta firma genetica, che poi ci consente di confezionare il piano di cura per i nostri pazienti”.
Ma l’innovazione terapeutica, nell’esperienza ligure, si accompagna a un’attenzione altrettanto importante alla dimensione assistenziale. Rondini sottolinea come l’oncologia regionale abbia sviluppato nel tempo una cultura della presa in carico complessiva, nella quale le cure palliative non vengono considerate soltanto un intervento riservato alle fasi terminali della malattia, ma possono essere integrate precocemente con i trattamenti oncologici.
È il principio delle cure simultanee: intervenire tempestivamente sui sintomi e sulle conseguenze della malattia, soprattutto nei pazienti con un carico tumorale elevato, per preservarne la qualità di vita mentre le terapie antitumorali iniziano a produrre i propri effetti. Un’impostazione che si estende all’intero percorso assistenziale, dalla diagnosi fino alla fase finale della vita, con l’obiettivo di garantire continuità nella relazione di cura.
Questa attenzione alla continuità assistenziale ha favorito anche un progressivo rafforzamento del dialogo tra professionisti. Come Aiom Liguria, “nell’ultimo triennio, oltre a promuovere convegni tematici di aggiornamento capillare sull’oncologia, abbiamo coinvolto altre figure professionali creando degli eventi di dialogo; quindi, non soltanto di formazione con gli infermieri e con gli psico-oncologi”. Accanto ai convegni di aggiornamento oncologico, l’associazione ha infatti coinvolto altre figure sanitarie in incontri pensati non soltanto per trasferire conoscenze, ma per favorire uno scambio reciproco di esperienze e punti di vista. In questa prospettiva, il paziente non rappresenta semplicemente il destinatario delle prestazioni, ma il riferimento intorno al quale costruire un percorso condiviso.
A fronte di tutto questo, resta la difficoltà di raggiungere in modo pienamente capillare una popolazione distribuita su un territorio complesso. Ma è proprio nella collaborazione tra strutture, discipline e professionisti che l’oncologia ligure individua la propria risposta: un’organizzazione nella quale innovazione e prossimità non costituiscono obiettivi alternativi, ma componenti complementari della presa in carico del paziente.





