Quotidiano Oncologia

Farmaci anti-obesità e cancro: l’efficacia dei co-agonisti

6 Novembre 2026 > Ilenia Di Martino

La perdita di peso ottenuta con le terapie anti-obesità tradizionali non riduce il rischio di sviluppare un tumore. Fa eccezione, tuttavia, la nuova generazione di molecole. È quanto emerge da una meta-analisi pubblicata su Obesity nel 2026, che evidenzia un chiaro effetto protettivo legato all’uso dei farmaci co-agonisti.

Lo studio ha analizzato 25 trial clinici randomizzati e controllati per un totale di 40.731 partecipanti con sovrappeso o obesità. Rispetto al placebo, i farmaci anti-obesità convenzionali non hanno mostrato alcuna associazione con una riduzione del rischio oncologico globale (RR = 1,03; IC 95%: 0,78-1,37), né per specifiche sedi tumorali. Lo stesso scenario si conferma valutando l’effetto diretto del calo ponderale: ogni 5 kg di peso persi grazie a questi farmaci non hanno comportato un calo significativo del rischio di tumore (RR = 0,97; IC 95%: 0,84-1,12). Il quadro cambia radicalmente con i co-agonisti di nuova generazione, come tirzepatide, cotadutide e cagrilintide. Questa specifica classe di farmaci ha mostrato di ridurre il rischio complessivo di tumori legati all’obesità del 57% (RR = 0,43; IC 95%: 0,19-0,97). Inoltre, per chi li assume, ogni 5 kg persi si associano a un’ulteriore tendenza alla riduzione del rischio oncologico (RR = 0,79; IC 95%: 0,62-1,00).

I dati suggeriscono una svolta per la clinica: dimagrire, di per sé, non basta a prevenire le patologie oncologiche legate all’obesità. Il beneficio osservato con i co-agonisti sembra infatti dipendere dai loro specifici meccanismi biologici d’azione, che vanno ben oltre il semplice calo ponderale e aprono nuove prospettive nella prevenzione.

Obesity (Silver Spring, Md.), 34 Suppl 2(Suppl 2), 16–24. https://doi.org/10.1002/oby.70054